Politica Europa

Grecia costretta a tagliare tutto, ma non le armi (di importazione tedesca)

ATENE – La Merkel impone alla Grecia tagli lineari alla spesa pubblica ma non alla Difesa. A sostenerlo è il quotidiano Libero che in un articolo, comparso il 10 gennaio, riporta un’inchiesta del settimanale  Die Zeit. Secondo il giornale di Amburgo i rifornimenti di armamenti della Grecia sarebbero tutti di provenienza tedesca. Con un esercito di 130mila uomini, la Grecia spende per la Difesa più di sette miliardi di euro, pari al 3% del Pil: nella Nato soltanto gli Stati Uniti spendono di più.

Il quotidiano Libero commenta così le spese della Difesa ellenica: “È una mangiatoia formidabile per l’industria militare della Germania che negli ultimi anni ne ha approfittato per piazzare negli arsenali greci 170 panzer Leopard dell’ultima generazione (valore 1,7 miliardi) e 223 cannoni semoventi corazzati del tipo M 109 dismessi dalla Bundeswehr”. Ottimi affari farebbero anche i cantieri Howaldtswerke di Kiel sul mar Baltico, con la vendita alla flotta greca di quattro sommergibili per quasi 3 miliardi di euro.

Come per i panzer, anche per i sommergibili, il governo di Papademos ha ottenuto dai costruttori tedeschi l’apertura sul territorio greco di fabbriche di assemblaggio e di cantieri di rifinitura che hanno creato circa mille nuovi posti di lavoro. Lo scoppio della crisi ha moltiplicato vertiginosamente i rischi delle banche tedesche che hanno finanziato le commesse. Anche questo – a detta del giornale diretto da Belpietro – spiegherebbe l’indulgenza di Berlino nei confronti dei generali di Atene.

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