Grecia. Resa dei conti a Bruxelles: muro contro muro Atene-Berlino

di Redazione Blitz
Pubblicato il 11 febbraio 2015 18:04 | Ultimo aggiornamento: 11 febbraio 2015 18:04
Grecia. Resa dei conti a Bruxelles: muro contro muro Atene-Berlino

Grecia. Resa dei conti a Bruxelles: muro contro muro Atene-Berlino

ROMA –  A Bruxelles è il momento della resa dei conti. Da una parte la Grecia di Alexis Tsipras, quella che ha detto di non voler più trattare con la Troika ma che ha disperato bisogno di aiuti dall’Unione Europea. Dall’altra la Germania, quella che di rinegoziare gli accordi già presi non vuol neppure sentir parlare. In mezzo tutti gli altri, poco più che spettatori, molto interessati, di uno scontro che nella peggiore delle ipotesi potrebbe persino significare Grexit, ovvero rottura totale e uscita della Grecia dall’Euro.

Non oggi ovviamente. Anche se l’aria che tira è di quelle fosche. Nessuno o quasi si aspetta un accordo. Jeroen Dijsselbloem, presidente dell’Eurogruppo lo ha detto chiaro e tondo: difficile che oggi ci sia un accordo tra le parti. Quasi impossibile, vista l’aria che tira.

La Grecia è arrivata a Bruxelles con un piano. Scoprirà definitivamente le carte. Poi saranno trattative febbrili da qui a lunedì 16, data del prossimo Eurogruppo. Quel giorno, verosimilmente, sapremo se accordo parziale è possibile e se sarà fatto. Quello che governo greco ha voluto che filtrasse era un programma articolato e complesso, in ben 10 punti.

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Un ruolo chiave, nelle intenzioni di Tsipras e Varoufakis, spetterebbe all’Ocse. Perché Grecia dice: rispettiamo il 70% del vecchio accordo e ne riscriviamo, insieme all’Ocse, il 30%. Grecia poi chiede di abbassare il vincolo sull’avanzo primario dal 3 all’1.5% l’anno. Anche qui ossigeno subito e tempi più lunghi per ripagare. Poi c’è una delle questioni più delicate sul tavolo: i cosiddetti Varoufakis Bond, obbligazioni con cui Grecia si impegna a ripagare ma soltanto in caso di crescita economica.  E poi c’è il tema più caro a Tsipras, quello su cui ha costruito la sua vittoria elettorale, l’emergenza umanitaria. Grecia vuole poter spendere soldi che ora non ha per aumentare i salari minimi, concedere buoni pasto e riallacciare l’energia elettrica a chi non può pagare. Senza dimenticare sanità per tutti e tredicesime da ripristinare, anche ai pensionati.

La questione più delicata è quella dei soldi che servono subito, una decina di miliardi. Soldi che Grecia non ha voluto dalla Troika proprio per rinegoziare le condizioni e che Germania non vuole dare se non alle condizioni pattuite.

Circola poi, già da qualche giorno, un piano B che sa di fanta economia. Grecia che busserebbe per gli aiuti non alle porte dell’Unione di cui fa parte ma alle porte di Stati Uniti, Russia o Cina. Chiaro che una eventuale richiesta di aiuto alla Russia manderebbe completamente in corto circuito l’Unione. Non è un caso che proprio oggi la Grecia si sia detta contraria alle sanzioni contro la Russia da parte dell’Unione. Il tutto mentre Atene continua a rilanciare sulla questione danni di guerra. Hanno fatto il conto ad Atene e dicono che la Germania deve 162 miliardi o giù di lì. Se non la soluzione del problema, quasi. Peccato che sia una via assolutamente non percorribile.

Per ora, insomma, è muro contro muro. Il più possibilista appare il commissario Ue Pierre Moscovici:, Per la Grecia, spiega,  si lavora ad un “buon accordo” che “tenga conto del risultato elettorale, di cui non si può non tenere conto,ma anche il governo deve riconoscere che esiste un programma”.