Grecia, Varoufakis attacca: “Come golpe dei Colonnelli del 1967”. Sciopero dipendenti pubblici

di redazione Blitz
Pubblicato il 14 luglio 2015 16:35 | Ultimo aggiornamento: 14 luglio 2015 16:35
Grecia, Varoufakis attacca: "Come golpe dei Colonnelli del 1967". Sciopero dipendenti pubblici

Yanis Varoufakis

ATENE – “Hanno usato le banche invece dei carri armati”. Così l’ex ministro delle Finanze greco, Yanis Varoufakis, torna a farsi sentire dopo l’accordo siglato dal premier Alexis Tsipras con i creditori Ue per un piano di pesanti riforme in cambio del salvataggio da 86 miliardi di euro, il terzo da quando il Paese è sprofondato nella crisi. Varoufakis dal suo blog si unisce al coro degli scontenti e grida al golpe rievocando quello dei Colonnelli avvenuto nel 1967:

“Il recente summit europeo – scrive l’ex ministro – non è nient’altro che la conclusione di un colpo di stato. Nel 1967 (golpe dei Colonnelli, ndr) le potenze straniere usarono i carri armati per mettere fine alla democrazia greca. Nella mia intervista alla radio australiana Abc ho affermato che nel 2015 c’è stato un altro golpe delle potenze straniere, che hanno usato le banche invece dei carri armati

In un altro passaggio durissimo Varoufakis aggiunge:

“Leggere la dichiarazione del vertice è come leggere un documento che elenca i termini della resa della Grecia. E’ una dichiarazione che conferma che la Grecia diventa un vassallo dell’Eurogruppo”.

Quella dichiarazione, prosegue,

“non ha niente a che vedere con l’economia, non si preoccupa di indicare un’agenda riformista che possa tirar fuori la Grecia da questa situazione. E’ una manifestazione pura e semplice della politica dell’umiliazione. Anche chi disprezza il nostro governo non può non vedere che la lista di richieste dell’Eurogruppo rappresenta un’importante presa di distanza dalla decenza e dalla ragione. La dichiarazione segnala un completo annullamento della sovranità nazionale, senza sostituirla con un’entità sopra-nazionale e pan-europea. Gli europei, persino quelli a cui non frega niente della Grecia, devono stare attenti”.

Il premier greco Alexis Tsipras, all’indomani dell’accordo, si ritrova così stretto tra le pressioni politiche interne ed esterne al suo Parlamento. Con il suo partito Syriza spaccato (la fronda più radicale è fortemente contraria all’intesa), e anche l’alleato di governo Anel (di estrema destra) che nutre forti perplessità. Mentre il sindacato dei dipententi pubblici Aedy è già pronto a scendere in piazza e ha invocato uno sciopero di 24 ore per domani contro le misure di austerità previste nel piano di salvataggio. A rischio ci sarebbero anche le 9 mila riassunzioni statali che il governo Tsipras aveva decretato a maggio scorso e che ora potrebbero venire annullate.