Immigrati: Bruxelles bacchetta Francia e Italia. Governo replica: noi nel giusto, cambiare regole Ue

Pubblicato il 23 Agosto 2010 19:41 | Ultimo aggiornamento: 23 Agosto 2010 20:24

Francia e Italia unite nella lotta dura contro rom e immigrati. Davanti, in imbarazzo, l’Unione Europea che tenta di bacchettarli e dice: attenentevi alle regole comunitarie. E loro replicano: sui queste politiche decidiamo noi. Nicolas Sarkozy in Francia ha innaugurato la politica dura contro i rom a suon di rimpatri non proprio “volontari”. Subito il ministro leghista Roberto Maroni ha applaudito all’iniziativa promettendo che l’Italia farà anche “di meglio”, inaugurando una linea dura non solo contro i rom ma anche contro gli immigrati in generale. Alle parole di Maroni sono seguite quelle di molti altri esponenti del governo Berlusconi tutti uniti nel dire: via gli immigrati che non si adeguano.

Nel frattempo in ambienti religiosi sono arrivate le prime “bacchettate”. Prima la Cei, poi il Papa, uniti nel dire: no alle espulsioni indiscriminate. Ma i governi, sia quello francese che quello italiano, hanno fatto orecchie da mercante. Hanno fatto finta di non sentire.

Allora l‘Unione Euopea, oggi, ha deciso di “svegliarsi” e finalmente richiamare i due Stati alle regole comuni. “Stiamo monitorando da vicino le varie situazioni”, ha detto il portavoce della vicepresidente della Commisione Ue, Viviane Reding. Ma Francia e Italia continuano a non fare segni di cedimento e, anzi, rivendicano le proprie scelte all’urlo di: su rom e immigrati decidiamo noi.

Tanto è vero che, dopo il monito lanciato da Bruxelles, è arrivata la replica di un esponente del governo italiano, il sottosegretario Alfredo Mantovano che dice: noi siamo corretti, sono le regole europee che vanno cambiate. “L’Italia attua correttamente le regole europee – sostiene Mantovano – in materia di immigrazione e di circolazione dei comunitari. Purtroppo, aggiungo”. Mantovano si riferisce in particolare alla norma che prevede che il cittadino comunitario debba dimostrare un reddito sufficiente a sostenersi per trattenersi oltre tre mesi in un paese straniero. In caso contrario, scatta un allontanamento che poggia, però, ‘’su un’intimazione da mettere in pratica su base volontaria” e che per questo rischia di essere solo ”virtuale”.

“Gia’ due anni fa – spiega Mantovano – avevamo chiesto alla Ue una modifica che rendesse effettivo l’allontanamento, ma in sede europea fu bloccata. Ora la riproporremo, sperando di poter contare anche sull’appoggio della Francia”. Il fatto che ”la norme europee vanno rispettate non puo’ che trovare applicazione – prosegue Mantovano – ma se alcune incontrano perplessita’ o non risultano sufficientemente efficaci, e’ diritto degli stati membri segnalarlo. Per questo anche il ministro Maroni ha già ipotizzato iniziative in sede europea”. Il sottosegretario all’Interno non interpreta la posizione di Bruxelles come “un rilievo in senso formale” che poggia su una “preclusione insuperabile”, ma piuttosto come l’avviso che la Ue sta “monitorando la situazione e se ci saranno proposte, ne terra’ conto”.

Mantovano torna quindi a sottolineare il diverso trattamento a cui, sulla base della attuali norme europee, e’ soggetto un cittadino comunitario che viene allontanato per motivi di ordine e sicurezza rispetto a chi non dimostra di avere sufficienti mezzi di reddito ed e’ quindi esposto al rischio di attivita’ illecite o all’accattonaggio. “Mentre il primo – osserva Mantovano – viene allontanato e riaccompagnato al paese d’origine, per il secondo scatta solo un’intimazione. Noi chiederemo, in sede europea, che anche nel secondo caso sia prevista l’espulsione e il ritorno nel paese d’origine”.