Immigrazione, arriva il monito dell’Ue: “Gli Stati attuino correttamente le regole”

Pubblicato il 23 Agosto 2010 15:01 | Ultimo aggiornamento: 23 Agosto 2010 17:02

Dopo quello della Cei e del Papa, anche Bruxelles lancia un monito sull’immigrazione e dice: applicare correttamente le regole. Il messaggio è tutto diretto a Nicolas Sarkozy e alla sua linea dura contro i rom, sia al governo italiano che, prima con Roberto Maroni e poi con diverse altri esponenti dell’esecutivo, ha annunciato una linea ancora più dura di quella francese, non solo contro i rom ma anche contro gli immigrati in gere.

Nel primo pomeriggio di oggi Bruxelles ”richiama” tutti gli Stati membri della Ue ”ad attuare correttamente le regole europee” sull’immigrazione. ”Stiamo monitorando da vicino le varie situazioni”, ha detto il portavoce della vicepresidente della Commisione Ue, Viviane Reding, rispondendo a chi gli chiedeva di commentare sia le iniziative annunciate negli ultimi giorni in Francia, per quel che riguarda i rom, e in Italia.

In particolare, a chi gli chiedeva un giudizio sulle parole del ministro degli interni Roberto Maroni – per il quale Bruxelles dovrebbe permettere l’espulsione anche dei cittadini comunitari non in regola – il portavoce si e’ limitato ad affermare che la Commissione Ue ”prende nota di tali richieste, come sempre”.

Ma il governo italiano non arretra. Non gli è bastato il richiamo della Cei, del Papa e anche di Bruxelles: il governo italiano continua a sostenere che è necessaria una politica dura e repressiva contro immigrati e rom. All’Ue che dice “ripettare le regole europee” replica il sottosegretario Alfredo Mantovano che sostiene: l’Italia è corretta, sono le regole europee che vanno cambiate.

”L’Italia attua correttamente le regole europee – sostiene Mantovano – in materia di immigrazione e di circolazione dei comunitari. Purtroppo, aggiungo”. Mantovano si riferisce in particolare alla norma che prevede che il cittadino comunitario debba dimostrare un reddito sufficiente a sostenersi per trattenersi oltre tre mesi in un paese straniero. In caso contrario, scatta un allontanamento che poggia, però, ”su un’intimazione da mettere in pratica su base volontaria” e che per questo rischia di essere solo ”virtuale”.

”Gia’ due anni fa – spiega Mantovano – avevamo chiesto alla Ue una modifica che rendesse effettivo l’allontanamento, ma in sede europea fu bloccata. Ora la riproporremo, sperando di poter contare anche sull’appoggio della Francia”. Il fatto che ”la norme europee vanno rispettate non puo’ che trovare applicazione – prosegue Mantovano – ma se alcune incontrano perplessita’ o non risultano sufficientemente efficaci, e’ diritto degli stati membri segnalarlo. Per questo anche il ministro Maroni ha già ipotizzato iniziative in sede europea”. Il sottosegretario all’Interno non interpreta la posizione di Bruxelles come ”un rilievo in senso formale” che poggia su una ”preclusione insuperabile”, ma piuttosto come l’avviso che la Ue sta ”monitorando la situazione e se ci saranno proposte, ne terra’ conto”.

Mantovano torna quindi a sottolineare il diverso trattamento a cui, sulla base della attuali norme europee, e’ soggetto un cittadino comunitario che viene allontanato per motivi di ordine e sicurezza rispetto a chi non dimostra di avere sufficienti mezzi di reddito ed e’ quindi esposto al rischio di attivita’ illecite o all’accattonaggio. ”Mentre il primo – osserva Mantovano – viene allontanato e riaccompagnato al paese d’origine, per il secondo scatta solo un’intimazione. Noi chiederemo, in sede europea, che anche nel secondo caso sia prevista l’espulsione e il ritorno nel paese d’origine”.