Intervista esclusiva con Ban Ki-moon, ma era un sosia

Pubblicato il 18 Dicembre 2009 15:46 | Ultimo aggiornamento: 18 Dicembre 2009 15:46
Ban Ki-moon

Ban Ki-moon

«Il segretario dell’Onu Ban Ki-moon si dichiara prudentemente ottimista sull’esito della conferenza, domenica al suo arrivo all’aeroporto di Copenaghen». Questo il primo lancio dell’agenzia francese Afp firmata dal suo inviato nella città olandese, che credeva di aver realizzato un’intervista esclusiva con il segretario generale dell’Onu e invece era stato a colloquio per quattro ore con un suo sosia.

Il reporter francese, appena sbarcato all’aeroporto di Copenaghen per seguire il summit sul clima, non poteva credere ai suoi occhi. Mentre ritirava i bagagli, ha visto nello scalo danese una persona che assomigliava moltissimo a Ban Ki-moon, il segretario generale dell’Onu. Prendendo la palla al balzo si è avvicinato e gli ha chiesto un’intervista. Peccato che si trattasse di un sosia che è stato al gioco e proprio come se fosse il segretario generale del Palazzo di Vetro ha risposto alle incalzanti domande del giornalista discettando sui problemi climatici del mondo e sull’importanza del summit internazionale.

Al primo lancio delle 14.32 ne sono seguiti altri sei in cui il falso Ban Ki-moon parlava in generale del summit sul clima e delle sue aspettative. Le dichiarazioni del sosia sono state riprese dai diversi siti d’informazione (come Lematin.ch) e da innumerevoli network internazionali. Alle 18.36 la doccia fredda. L’Afp pubblica un breve ma essenziale lancio d’agenzia che recita: «Per favore, annullare la nostra serie di lanci intitolati: “Clima, da Copenaghen Ban Ki-moon si dice prudentemente ottimista”, “Il segretario dell’Onu ha fatto sapere di essere ancora a New York”». Come hanno potuto appurare in seguito i giornalisti presenti al summit, il politico sudcoreano è arrivato a Copenaghen solo martedì, due giorni dopo la falsa intervista del reporter dell’Afp.

Il falso scoop ha provocato imbarazzo e sconcerto tra i giornalisti dell’agenzia francese. Ciò che non ha funzionato sono i normali processi di verifica della notizia. È davvero strano che, dopo il lancio della prima agenzia, i giornalisti dell’Afp a New York non abbiano subito informato la redazione transalpina della presenza di Ban Ki-moon nella città americana. La redazione dell’Afp difende il collega: «Il giornalista che ha raccolto le dichiarazione del falso Ban Ki-moon era davvero in buona fede – ha spiegato al quotidiano Libération il caporedattore dell’Afp Dimitri de Kochko -. La persona intervistata era davvero un sosia. Il mio collega si è avvicinato e ha chiesto se si trovava di fronte al segretario generale dell’Onu e il sosia ha risposto di sì».