Irlanda Nord, ‘Bloody Sunday’: primo arresto Gb dopo 43 anni

di redazione Blitz
Pubblicato il 10 Novembre 2015 22:07 | Ultimo aggiornamento: 10 Novembre 2015 22:07
Irlanda Nord, 'Bloody Sunday': primo arresto Gb dopo 43 anni

Irlanda Nord, ‘Bloody Sunday’: primo arresto Gb dopo 43 anni

ROMA – Arriva dopo più di 40 anni il primo arresto legato al Bloody Sunday, la domenica del gennaio del 1972 in cui 14 manifestanti repubblicani dellIrlanda del Nord caddero sotto i colpi delle truppe britanniche durante una marcia pacifista.

L’arrestato è un ex militare di 66 anni, all’epoca in servizio tra i parà di Sua Maestà di stanza in Ulster. L’accusa è pesante. Lui, giovane militare di 23 anni che nelle carte degli inquirenti è identificato con il nome di ‘Soldato J’, il 30 gennaio del 1972 avrebbe sparato e ucciso William Nash, Michael McDaid e John Young, di soli 15, 20 e 17 anni.  E’ stato interrogato a Belfast e adesso si trova in un carcere di Antrim.

“Madri, bambini, fratelli, sorelle dilaniate”, per le strade della città che i repubblicani chiamavano Derry e gli unionisti Londonderry. Tredici persone morte sul posto e una quattordicesima in ospedale mesi dopo quel giorno funesto che innescò la rivolta in Irlanda del Nord e favorì l’ascesa dell’Ira (Esercito repubblico irlandese). Morti “ingiustificate e ingiustificabili” perché i manifestanti non aggredirono né minacciarono in alcun modo i militari britannici, come decretò qualche anno fa l’Inchiesta Saville”.

Durata 12 anni e costata 250 milioni di dollari la mega inchiesta non bastò ad individuare le responsabilità della strage. E nel 2012 il Legacy Investigation Branch dell’Irlanda del Nord, chiamato a indagare sulle vicende storiche del conflitto, aprì un’altra inchiesta.

Troppe ancora le domande delle famiglie delle vittime sul drammatico evento che ha ispirato la poesia di registi e musicisti come gli U2 e John Lennon, che con Yoko Ono scrisse il pezzo ‘Sunday Bloody Sunday’ a solo un mese della strage, ben dieci anni prima dell’omonimo storico brano del gruppo di Dublino.

L’arresto del parà britannico “segna una fase nuova dell’ indagine”, ha commentato il capo dell’inchiesta Ian Harrison precisando che “proseguirà per qualche tempo”.

L’accelerazione nelle indagini è avvenuta lo scorso giugno quando, dopo l’ennesimo appello delle famiglie che per principio da due anni rifiutano l’assegno da 50.000 sterline offerto dal ministero della Difesa britannico come compensazione, la polizia nordirlandese annunciò di voler interrogare 100 soldati in qualità di testimoni. A settembre la svolta.

Gli investigatori hanno deciso di restringere il campo a sette militari di Sua Maestà considerati coinvolti nei tragici fatti del 72. Alla fine è arrivato il primo arresto. “Ci sono molti morti sul campo, ma dimmi chi ha vinto?”, chiedeva il pacifista Bon Vox in uno dei suoi pezzi più simbolici. Forse non ha vinto nessuno, ma oggi i parenti delle vittime hanno tirato per la prima volta il fiato.

“Nessun soldato era mai stato arrestato prima. Abbiamo aspettato questo giorno per 44 anni”, ha commentato John Kelly, fratello di Michael. “Spero che non ci vorrà molto per vedere queste persone incriminate per ciò che hanno fatto nella ‘Domenica di sangue’: ucciso dei bambini”.