Politica Europa

Kosovo indipendente: i possibili scenari dopo il pronunciamento dell’Aja

La Corte internazionale di giustizia dell'Aja

Qualunque sarà il pronunciamento della Corte internazionale di giustizia dell’Aja sulla legittimità dell’indipendenza del Kosovo, un parere peraltro non vincolante, da domani l’attenzione si concentrerà sui possibili scenari di soluzione concreta della disputa fra Pristina, che ritiene ormai chiuso il discorso sull’indipendenza e la sovranità, e Belgrado, che continua invece a respingere la secessione e a considerare ancora il Kosovo come una propria provincia meridionale.

Sono fondamentalmente tre le ipotesi per uscire dall’impasse: uno scambio di territorio, la concessione di una larga autonomia alla parte nord del Kosovo – quella a maggiore concentrazione di popolazione serba – o un assetto politico e territoriale analogo a quello esistente a Cipro.

Lo scambio di territorio. Nel primo caso si prenderebbe in considerazione un eventuale passaggio alla Serbia del Kosovo settentrionale, che ha continuità territoriale con la Serbia e che è teatro delle tensioni maggiori fra la comunità serba e quella albanese, in cambio dell’annessione al Kosovo della regione di Presevo, nel sudest della Serbia al confine col Kosovo, caratterizzata da una massiccia presenza di popolazione albanese. ”Se una parte dei serbi non è disposta a vivere nella parte nord del Kosovo e pensa di separarsi, allora gli albanesi della regione di Presevo sono pronti a unirsi al Kosovo”, ha detto di recente il presidente del Parlamento kosovaro Jakup Krasniqi.

Più autonomia al nord del Kosovo. Un’alternativa meno traumatica potrebbe essere la concessione al nord del Kosovo di uno statuto di forte autonomia. ”Una larga autonomia al nord è una soluzione possibile, ma purtroppo modelli non ce ne sono e bisogna trovarli sul terreno”, ha osservato l’ambasciatore d’Italia a Pristina Michael Giffoni, che è anche rappresentante speciale con il ruolo di ‘facilitatore politico’ dell’Unione europea a Kosovska Mitrovica, la città del nord Kosovo letteralmente divisa in due in un settore serbo e uno albanese, e simbolo per questo della persistente contrapposizione etnica in Kosovo. Giffoni, che ritiene difficile un ripensamento sull’indipendenza, esclude un possibile scambio di territori fra Belgrado e Pristina e sostiene di propendere piuttosto per uno statuto di forte autonomia per il nord. ”Tutto però va fatto guardando innanzitutto ai problemi concreti della popolazione, sia quella serba che quella albanese, a cominciare dalla regolamentazione del commercio, dal funzionamento delle dogane e delle forze di polizia, dall’erogazione dell’energia elettrica” e via dicendo.

Divisione sul modello di Cipro. Una terza ipotesi potrebbe ricalcare la situazione di Cipro, l’isola mediterranea divisa in due, della quale tuttavia è entrata nella Ue solo la parte greca, mentre quella sotto controllo turco fa come dire vita a sé.”Al nord, ha dichiarato l’ambasciatore italiano Giffoni,  io vedo notevoli segnali di miglioramento, e a Mitrovica si nota un inizio di integrazione fra serbi e albanesi”. Per il diplomatico gli ultimi, recenti incidenti registratisi nella zona non sarebbero il frutto di azioni organizzate. ”Del resto, anche la gente comincia a essere stanca”, ha aggiunto. ”Molto dipenderà dal primo passo che farà Belgrado dopo il pronunciamento della Corte internazionale, visto che sono stati i serbi a chiedere il suo parere”.

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