Kurz, Orban: operai votano sovranista e ricevono più orario e meno salario. In nome della patria

di Lucio Fero
Pubblicato il 14 gennaio 2019 14:01 | Ultimo aggiornamento: 14 gennaio 2019 14:01
Kurz, Orban: operai votano sovranista e ricevono più orario e meno salario. In nome della patria

Kurz, Orban: operai votano sovranista e ricevono più orario e meno salario. In nome della patria

ROMA – Kurz dopo Orban, il premier austriaco dopo il leader ungherese, l’Austria dopo l’Ungheria sulla stessa scia.

In origine un massiccio voto pro partiti sovranisti, quello di Orban a Budapest, quello di Kurz a Vienna. Anzi, Budapest e Vienna non proprio, perché le due capitali sono rimaste elettoralmente refrattarie al sovranismo. Vienna e Budapest continuano ad ospitare residui ed enclaves di liberal, europeisti, addirittura cosmopoliti. Ma Vienna e Budapest sono circondate nelle rispettive nazioni da un mare di elettorato sovranista: nei piccoli centri, nelle zone rurali e in quelle dove vivono le concentrazioni operaie.  (Sia detto per inciso, mica solo in Austria e Ungheria: la composizione sociale del voto sovranista in questi due ed altri paesi si sovrappone esattamente alla geografia sociale dei gilet  gialli in Francia).

Come che sia, un massiccio voto operaio per i partiti sovranisti. Così come si può riscontrare in anche in Italia con la Lega stravotata dagli operai (M5S stravotato dai senza lavoro). Operai votano sovranista, non è proprio una regola ma di certo non è l’eccezione. E’ qui e ora in tutta Europa una sostanziale normalità.

Agli operai ungheresi Obran ha di recente regalato fino a 400 ore di straordinario, di lavoro straordinario ogni anno. Di fatto orario di lavoro di 10 ore al giorno e/o settimana lavorativa di sei giorni su sette. Gli imprenditori possono chiedere lo straordinario e l’orario lungo di lavoro. In teoria l’operaio può rifiutare. Molto in teoria. Per ovvi motivi è per lui meglio alla lunga non rifiuti troppo. Ma il meglio è l’altro regalo che Orban ha fatto agli operai che l’hanno votato: le ore di straordinario le imprese le potranno pagare agli operai con comodo…entro tre anni dal lavoro prestato. Lavori oggi, ti pago tra tre anni. Dice Orban che lo si fa per la patria, alla patria servono braccia. Braccia che non si risparmino. E ovviamente braccia ungheresi che quelle straniere vade retro che inquinano. Quindi operai ungheresi, al lavoro 10 ore al giorno e pagati anni dopo per salvare anche e tenere pulita e intonsa la patria dallo straniero.

Qualcuno, chissà perché, in Ungheria l’ha chiamata “legge schiavitù” una legge del lavoro così. Ci sono state manifestazioni e proteste per giorni. In piazza anche molti che avevano votato Orban. Ma Orban ha tirato dritto: la patria vuole braccia, autentiche braccia ungheresi. E quindi al lavoro sulla sacra frontiera delle 10 ore al giorno se serve alla produzione.

Eccezione ungherese? Kurz premier austriaco, dopo essersi pubblicamente lamentato dei viennesi lavativi e borghesi, sta preparando legge per le 60 ore a settimana di lavoro possibile e legale per gli operai. Se cinque giorni a settimana di lavoro, fa 12 ore di lavoro al giorno. In nome della patria ovviamente e a difesa della patria senza dubbio. E ovviamente a dimostrazione della forza innata, della tenacia peculiare, della determinazione inflessibile instancabile di una nazione.

Operai votano sovranista, spesso per primi in patria. E si beccano prima o poi (più prima che poi) più orario di lavoro e meno salario. In nome della patria le braccia alla patria. Anni Duemila? Son duemila anni che gli operai ci cascano sempre.