Lagarde indagata nell’affaire Tapie? Un’ombra sul nuovo presidente Fmi

Pubblicato il 14 Luglio 2011 8:00 | Ultimo aggiornamento: 13 Luglio 2011 19:27

PARIGI – Il nuovo capo del Fondo Monetario Internazionale, la francese Christine Lagarde, potrebbe essere raggiunta a breve da un’inchiesta per abuso di ufficio. La Corte di giustizia della Repubblica francese avrebbe dovuto già pronunciarsi sull’apertura del procedimento, ma la decisione è stata rimandata al 4 agosto, dopo che uno membri della commissione ha notificato la sua indisponibilità a causa di un possibile conflitto di interessi.

Nei pour-parler che hanno preceduto l’elezione di Lagarde, una delle critiche più volte sollevati contro la sua candidatura è stata la possibile implicazione dell’economista in un processo per abuso d’ufficio. La decisione della Corte di giustizia non fa che ritardare la suspense sul futuro giudiziario del nuovo capo dell’Fmi. Nel caso in cui la Corte decidesse di aprire l’inchiesta, questa seguirebbe senz’altro dei tempi lunghi, e Lagarde non sarebbe in ogni caso giudicata prima di diversi anni.

Secondo il procuratore, Lagarde, ex ministro dell’economia del governo Nicolas Sarkozy, avrebbe indebitamente favorito l’arbitraggio in favore dell’uomo d’affari Bernard Tapie, contro la banca Crédit Lyonnais, all’epoca dei fatti controllata dallo Stato. In seguito alla decisione, lo Stato ha dovuto versare ai coniugi Tapie 285 milioni di euro di fondi pubblici, 45 dei quali per danni morali, la somma più alta mai versata in Francia per tale causa. L’affaire Lagarde è dunque affare politico-finanziario che si è innestato sul precedente affaire Tapie-Crédit Lyonnais, un contenzioso che tiene le prime pagine dei giornali francesi da più di dieci anni.

La storia à la seguente. Nel 1990 Bernard Tapie, uomo d’affari, politico, personaggio mediatico, compra la società Adidas per la somma di 250 milioni di euro, con l’aiuto di un prestito del Crédit Lyonnais. Nel 1992 per poter entrare nel governo che sta formando, Mitterrand impone a Tapie, che accetta, di rivendere Adidas e le altre industrie del gruppo. Viene firmato un accordo tra l’uomo d’affari e la banca lionese che prevede la vendita di Adidas ad un prezzo minimo e la progressiva vendita delle imprese Tapie con lo scopo di creare con i ricavi un fondo capitali condiviso tra la banca e l’uomo d’affari.

Nel 1993, Adidas è infine venduta ad un gruppo di investitori guidato da Robert Louis Dreyfuss al prezzo minimo stabilito dall’accordo di 315 milioni. Nel 1994, si produce un evento fondamentale. A causa di un banale ritardo nella consegna di un documento, il Crédit Lyonnais annulla l’accordo con Bernard Tapie, ed esige il rimborso immediato dei debiti contratti, e dunque la liquidazione del gruppo. Più o meno nel medesimo periodo, si scopre che i fondi con i quali Dreyfuss ha comprato Adidas provengono da dei finanziamenti che il Crédit Lyonnais ha conesso con dei tassi di credito estremamente vantaggiosi. Infine, nel 1994 si scopre che la banca ha dato agli acquirenti l’opzione, entro 24 mesi dall’acquisto, di comprare la totalità del capitale del gruppo Adidas per 700 milioni di euro.