Stampa imbavagliata, bancarotta a un passo e svolta “autoritaria”: ecco l’Ungheria per 6 mesi presiederà la Ue

Pubblicato il 3 Gennaio 2011 14:30 | Ultimo aggiornamento: 3 Gennaio 2011 14:31

Viktor Orban

Una legge sulla stampa che è eufemistico definire bavaglio, la magistratura strettamente controllata dall’esecutivo, una Costituzione in odore di riscrittura per essere più gradita al governo in carica. Non solo: Paese in preda alla crisi economica che dispensa incentivi fiscali per il consenso salvo poi “punire” sempre con le imposte le grandi aziende straniere.

Sembra uno stato totalitario di mezzo secolo fa, invece è un moderno stato occidentale europeo, talmente moderno da essere, da sabato 1 gennaio, presidente di turno della Ue. Il tutto in una fase assolutamente cruciale per la crisi dell’Euro. Per l’Ungheria è la prima volta; una prima volta che l’esecutivo di Budapest, guidato dal primo ministro conservatore Viktor Orban “festeggia” con una normativa sulla Stampa che ha già attirato la condanna di tutta Europa.

La ”legge bavaglio” in salsa ungherese è entrata in vigore con il 2011, il parlamento ungherese ha approvato la legge la scorsa settimana e il presidente l’ha promulgata due giorni fa. Questa istituisce una nuova Autorita’ nazionale per i media e le comunicazioni, controllata da persone fedeli al partito al potere del controverso premier. L’organismo deve vigilare su tutta la produzione di notizie e i suoi poteri comprendono anche quello di infliggere pesanti multe sui media privati che violano la legge. Multe che variano dai 90.000 euro per la stampa fino ai 15o mila per radio e tv: portate in un Paese come l’Ungheria sanzioni simili significano l’immediata chiusura delle voci scomode. Ne sa qualcosa Attila Mong: conduceva il giornale radio più seguito, quello del mattino. Ha protestato con un minuto di silenzio e il silenzio è diventata la norma: licenziato in tronco, ora si “arrangia” con Facebook.

La Germania è stato il primo Paese a chiedere una correzione della legge ma Orban ha replicato che non si piegherà alle pressioni per cambiarla. Ma è tutta l’Europa a guardare con sospetto ad una legge che certo non è  in linea con gli standard europei. La macchia della ”legge bavaglio” sporca purtroppo l’immagine di un’Ungheria volitiva ed europeista che pur non appartenendo alla zona Euro ha dato chiari segnali di volersi impegnare a fondo su questo tema.

L’Europa osserva però con perplessità l’attività del governo ungherese, e non solo per il varo della legge sul controllo dei media. Sotto la lente d’ingrandimento c’è anche la riscrittura della Costituzione, che priva l’Alta corte di tutte le competenze in materia finanziaria. Più  in generale non aiuta neanche una certa baldanza nazionalistica del giovane governo Orban che è emersa – ad esempio – nella legge sulla doppia cittadinanza agli ungheresi d’oltrefrontiera o nel pugno di ferro dichiarato sul tema della sicurezza e dei rom.