Francia, eredità scomode: Marine Le Pen verso la guida del Fronte Nazionale

Pubblicato il 24 maggio 2010 18:46 | Ultimo aggiornamento: 24 maggio 2010 18:46

Marine Le Pen con suo padre Jean-Marie, fondatore del Fronte nazionale francese

Un’ombra lunga anni abbandona Marine Le Pen, ora le tocca prendere le redini del Fronte Nazionale. Se per anni ha cercato di sfuggire alla politica e all’eredità paterna targata estrema destra e monsieur Jean-Marie Le Pen, ora, da figlia di papà fa il salto di qualità. Ad aspettarla molto probabilmente ci sarà la dirigenza del partito di estrema destra francese, di stampo conservatore, in conflitto con l’Europa e l’immigrazione e fondato nel 1972 dal padre.

«È sorprendente vedere come il destino a volte è bizzarro. Mi trovo qui, in politica, quando la maggior parte della mia vita ho cercato di fuggire da questo», ha confessato Marine.

Con suo padre, 81 anni, prossimo al ritiro dalla segreteria del partito, la signora Le Pen, 41 anni, si propone come portatrice della bandiera nazionale, a difesa della Francia, contro chi minaccia la sua identità e stabilità, come ad esempio immigrati e Islam, almeno a detta sua.

Steven Erlanger, penna del New York Times, ha descritto così l’ambiente che circonda Marine Le Pen: «È difficile vederla come una vittima, ma il suo partito vive in un perenne senso di vittimismo tra gli elettori, che vedono un nobile popolo calpestato dalle forze sovranazionali, impoverito dalla globalizzazione e un Paese invaso dagli immigrati, molti dei quali musulmani».

Cresciuta a pane, ansia e xenofobia, l’infanzia della terzogenita di Le Pen non è stata facile. I suoi insegnanti di sinistra la disprezzavano profondamente tra i banchi di scuola, poi una volta più grande voleva fare l’avvocato ma anche in quell’ambito l’eredità di famiglia incombeva nella sua vita.

«Le cose non sono mai stati insignificanti. Non è mai facile. La politica è un virus. Può essere sospeso, ma alla fine si ritorna sempre, e l’unico modo per guarire non è mai prenderlo», racconta.

«Mio padre mi ha dato questo virus, questa passione per gli altri. Sono nata e cresciuta con la politica, mangiavo e dormivo con la politica. Ho cercato di fuggire da essa, perché volevo avere il mio lavoro, ma alla fine è stata l’unica cosa che mi ha emozionato», aggiunge.

Alle spalle ha due divorzi e tre figli, dal 2004 è stata eletta al Parlamento europeo. Le sue spalle sono abbastanza larghe per sfruttare la spinta del passato per fare meglio nel futuro, come il ricordo negativo di quando a 8 anni nel 1976 la sua casa venne data alle fiamme.

Ora è una donna alta, bionda, telegenica e decisa. Il compito più duro è scrollarsi di dosso la fama che la precede, dato che per esempio non condivide molti aspetti della politica paterna, quali l’antisemitismo e la negazione dell’Olocausto.

Secondo Jean-Yves Camus, docente presso l’Institut de Relations Internationales et strategiques, suo padre è un ostacolo: «È un peso, e lei probabilmente non può sbarazzarsene  fino alla morte», ha detto Camus. Eppure potrebbe fare come Gianfranco Fini  che prese le distanze dal neo-fascismo. E forse anche per lei sarà necessario rompere davvero con le frange estreme e i neo nazisti del Fronte nazionale.