Matteo Renzi vs burocrati in Europa punta i piedi e arriva sconto, mai successo

di Redazione Blitz
Pubblicato il 24 Ottobre 2014 13:25 | Ultimo aggiornamento: 24 Ottobre 2014 21:50
Matteo Renzi vs burocrati in Europa punta i piedi e arriva sconto, mai successo

Matteo Renzi (LaPresse)

ROMA – Matteo Renzi ha confermato una antica regola: che se sei troppo acquiescente, gli altri ti calpestano. Ha puntato i piedi e quanto meno ha ottenuto uno sconto sulla rettifica al bilancio dello Stato italiano.

Per la prima volta nella storia dell’Unione Europea, qualcuno in Italia ha reagito ai diktat della burocrazia europea e ha ottenuto qualcosa.

La tattica di Renzi è stata un po’ eversiva, per gli schemi dei suoi predecessori, non solo degli eurogenuflessi Mario Monti e Enrico Letta, ma anche di Berlusconi, che ha ridotto la polemica a barzellette e battute da caserma.

Invece Renzi è partito da un dato di fatto, che la austerità imposta in Italia dalla Germania con il manganello della Comunità Europea non ha toccato il manganello stesso, cioè la gigantesca e mostruosa burocrazia che presto emanerà regolamenti anche su come si fa l’amore e su che fianco si deve dormire ma che non rinuncia a sprechi e privilegi.
E su quello Renzi ha colpito duro. Un assaggio è in questa sintesi: doppia sede e stipendi d’oro.

Nella polemica con José Manuel Barroso, presidente uscente della Commissione Europea, massimo organo di governo della Comunità, Matteo Renzi ha diostrato di avere il quid tanto caro a Berlusconi ma raramente dimostrato se non per i propri affari e di rompere lo schema di professori e abatini che per ingraziarsi quell’apparato degno dell’Unione Sovietica, ci hanno fatto sprofondare nella miseria.

La cronaca di Alberto Gentili da Bruxelles per il Messaggero di Roma è anche un po’ esaltante. Certo, il patriottismo da stadio ricorda echi dello “spezzeremo le reni alla Grecia” ma per la prima volta, dopo le pagliacciate di Berlusconi e le cupe e quasi macabre acquiescenze di Mario Monti e Enrico Letta, sentiamo qualcuno alzare la voce in italiano.

Matteo Renzi, scrive Alberto Gentili,

“si abbatte come un ciclone a metà pomeriggio su palazzo Justus Lipsius. Roba da far tremare muri e vetrate del palazzo del Consiglio europeo. A scatenare la furia del premier è la letterina di Jyrki Katainen, ispirata da Barroso, in cui l’Italia viene bacchettata per «significativa deviazione dagli obiettivi di bilancio» […] con le richieste di correzioni alla legge di stabilità con l’accusa di aver violato «le regole».
Troppo, per Renzi. Così, il premier imbraccia l’artiglieria. Nel mirino Barroso e gli euroburocrati”.

Barroso non aveva gradito l’iniziativa di Matteo Renzi di avere diffuso il testo della lettera.

Come riferisce David Carretta,

“la decisione del governo italiano di rendere pubblica la lettera ha provocato l’ira di Barroso. «E’ stata una decisione unilaterale del governo italiano. La Commissione non era favorevole», ha detto Barroso. Secondo Katainen, la pubblicazione della lettera «è un problema che riguarda il governo italiano». Gli altri paesi destinatari di una missiva per «deviazione significativa» – Francia, Austria, Slovenia e Malta – hanno preferito condurre un negoziato riservato. «Sono consultazioni confidenziali. Meglio condurle in un clima di fiducia», ha spiegato Barroso. Per il presidente della Commissione, «l’esercizio deve essere fatto con senso della responsabilità: se lo spirito è quello della battaglia, saremo tutti perdenti»”.

La replica di Matteo Renzi è nota

“È finito il tempo delle lettere segrete. È il momento della trasparenza e della chiarezza”.

Poi Matteo Renzi è partito al contrattacco:

“Abbiamo pubblicato la lettera, ma presto pubblicheremo tutti i dati di quanto si spende in questi palazzi. E sarà molto divertente…”.