Patto dei 4: “Euro forever”, con 130 miliardi per la crescita e banche unite

Pubblicato il 22 giugno 2012 16:57 | Ultimo aggiornamento: 22 giugno 2012 18:12
In senso orario: Mariano Rajoy, Francois Hollande, Mario Monti e Angela Merkel (Lapresse)

In senso orario: Mariano Rajoy, Francois Hollande, Mario Monti e Angela Merkel (Lapresse)

ROMA – C’erano una tedesca, un francese, uno spagnolo e un italiano. Volevano trovare un accordo… fosse stata una barzelletta, il “quadrilaterale” di Roma sarebbe iniziato così. Invece Angela Merkel, Francois Hollande, Mariano Rajoy e Mario Monti a Roma l’accordo l’hanno trovato, dicono di averlo trovato: sulla crescita e sulle banche.

Vogliono portare a Bruxelles un piano che muove un punto percentuale di Pil europeo (130 miliardi di euro) per far ripartire l’euro-locomotiva, ridare speranze di crescita e non solo certezze di austerità. I 4 sono d’accordo anche sull’idea di unire le banche europee per renderle più forti sia di fronte alle agenzie di rating che di fronte alla stretta creditizia sempre in agguato.

Ma una misura di quanto siano veramente d’accordo lo dà la conferenza stampa che è seguita al vertice. I quattro leader sembrano parlare lingue diverse, e non è solo una questione di interpreti e traduzioni. E neanche del fatto che non concordano neanche sul fatto che Roma sia “la città più bella del mondo”. Si sorridono e si dicono di remare tutti nella stessa direzione, ma non sembra un caso che pongano l’accento ognuno su temi diversi.

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La Merkel insiste sulla “forza” dell’Unione europea, sulla “sforzo” per salvare l’euro e sul “rigore” da mantenere nei bilanci.

Il neopresidente francese Hollande ripete più parole come “crescita” e “meccanismi” da usare per far ripartire l’economia. Monti è una via di mezzo fra i due, ma aggiunge concetti come “irreversibilità” dell’euro, che è l’impressione che bisogna dare ai mercati, e “insufficienza” di quanto fatto finora.

Rajoy, anche lui eletto negli ultimi mesi, non sembra avere voglia di marcare differenze con gli altri, forse per la posizione di debolezza in cui ora versa la Spagna.

Da questo vertice Mario Monti aspettava delle risposte ad alcune delle idee che aveva lanciato durante il G20 messicano. I leader, principalmente il duo franco-tedesco ipotizziamo, gli hanno detto “sì” sulle prospettive a medio termine, “sì” come abbiamo visto sull’unione delle banche europee, mentre c’è un “sì” implicito – che potrà diventare esplicito solo in una riunione con tutti gli euro-membri a Bruxelles – alla garanzia sui depositi bancari.

Sul “taglia-spread”, l’idea di usare il “Fondo salva stati” – Efsf o Esm – per ridurre lo spread fra i bond statali comprando i titoli dei Paesi più in difficoltà, Monti ha incassato il sostegno di Hollande, unito però al silenzio pesantissimo della Merkel, che unito alla definizione di “paracetamolo” che ne ha dato la Commissione europea, lascia pessimisti sulle sorti della proposta.

Mentre l’italiano non ha ricevuto risposte sulla “Golden rule”, le garanzie da dare ai Paesi “golden” che anche se sono in difficoltà sono ritenuti affidabili (ogni riferimento all’Italia non è puramente casuale).