Europa, la Merkel spinge per una revisione del trattato di Lisbona: “Togliere il diritto di voto agli Stati che sforano sui bilanci”

Pubblicato il 28 Ottobre 2010 15:49 | Ultimo aggiornamento: 28 Ottobre 2010 15:49

L’adozione del trattato di Lisbona è stato una piccola Via Crucis europea, otto anni durante i quali le 27 nazioni interessate si sono scontrate, a volte azzuffate, sui singoli articoli. Oggi, solo tre anni dopo la ratifica di quel laborioso trattato, si presenta con forza la richiesta di modificare quel trattato.

Tutto è nato da Angela Merkel. Il cancelliere è sempre più deciso ad imporre all’Unione Europea un’agenda politica di marca tedesca. Per la prima volta dalla Seconda Guerra Mondiale, l’opinione pubblica di Berlino è in maggioranza euroscettica. Il maxi-prestito accordato alla Grecia ha indispettito i tedeschi, ed alimentato la propaganda anti-europea dei media, in primis l’influente tabloid Bild. La Merkel oggi vuole rassicurare il suo popolo e chiede che l’Unione Europea faccia propria quella disciplina di bilancio che i tedeschi considerano la prima delle virtù politiche.

Per fare questo, come sempre accade nella storia dell’Unione Europea, la Germania ha cercato l’accordo con la Francia. La Merkel ha chiamato, Sarkozy ha risposto. I tedeschi, con l’indispensabile appoggio dei francesi, possono puntare a introdurre nel trattato di Lisbona nuovi obblighi di stabilità finanziaria.

Alcune misure adombrate dal cancelliere sono draconiane. Tra queste perfino la possibilità di sospendere il diritto di voto per tutti quei paesi che non rispettano i vincoli. Inoltre, si prevede la creazione di fondi che gli Stati dovranno obbligatoriamente versare alla Commissione Europea. Alle prime infrazioni, i governi non virtuosi perderanno gli interessi maturati sui fondi e in caso di trasgressioni ripetute perderanno addirittura i fondi stessi.

La Merkel pare decisa nei suoi intenti politici di trasformazione europea. Ancora ieri, diceva alla Reuters: «Il nuovo sistema deve essere vigoroso. Questo può succedere soltanto se c’è un cambiamento nel trattato».

La risposta della commissione non si è fatta attendere con il presidente della Commissione Ue, José Manuel Barroso che ha definito l’ipotesi della sospensione del voto per i paesi lassisti «inaccettabile e non realistica» e, addirittura, «incompatibile con lo spirito stesso del trattato Ue». «Se invece – ha aggiunto Barroso nel corso di una conferenza stampa – modificare il trattato significa affrontare la questione di un meccanismo anticrisi permanente per la zona euro allora se ne può discutere. L’importante è discutere anzitutto sulla sostanza, poi si vedranno le strade che possono essere perseguite per raggiungere gli obiettivi fissati».