Migranti: addio Dublino. Saranno redistribuiti o deportati?

di Edoardo Greco
Pubblicato il 16 Ottobre 2015 7:00 | Ultimo aggiornamento: 15 Ottobre 2015 15:21
Migranti, rifugiati siriani sbarcano su isola greca Lesbo (LaPresse)

Migranti, rifugiati siriani sbarcano su isola greca Lesbo (LaPresse)

ROMA – Spostarli, redistribuirli in tutta l’Unione europea… ma se le migliaia di richiedenti asilo non se ne vogliono andare dal Paese in cui sono arrivati, cosa si fa? Li si deporta? È tutto il 2015 ormai che l’ondata di migranti e profughi diretta in Europa non è più un problema che riguarda solo gli Stati mediterranei come Italia e Grecia. La marea ha allagato le pianure dell’Europa centrale riuscendo a scuotere i centri dove si prendono le decisioni che riguardano tutti i 28 membri della Ue: Bruxelles e Berlino.

Ora sono tutti convinti a cambiare il sistema messo in piedi con il Trattato di Dublino: se il migrante arriva in Italia, deve richiedere asilo in Italia e rimanere in Italia. Un sistema che ha creato evidenti e insostenibili disparità.

Quindi: riformare Dublino e redistribuire. Ma se un siriano può accontentarsi – almeno per ragioni climatiche – di intrattenersi in Italia, chi lo convincerà ad andarsene – che ne so – in Polonia, una volta arrivato nella tanto agognata Germania? Chi riuscirà a persuadere un eritreo accolto in Francia che si troverà meglio in Ungheria o in Slovacchia? Il rischio è che a farne le spese sia lo Stato più ricco e potente d’Europa, quello che per tanti anni ha fatto orecchie da mercante di fronte alle richieste dell’Italia sul tema immigrazione.

Si legge in conclusione dell’articolo “La svolta (calcolata) di Angela Merkel” di Beda Romano sul Sole 24 Ore: “Il problema è come modificare il regolamento e poi, nel caso, convincere i migranti a lasciare la Repubblica Federale. Nota un diplomatico: «Già oggi vi sono persone che non vogliono neppure andare in Lussemburgo. Hanno in mente solo la Germania»”.