Migranti, chi li può combattere meglio di Priti Patel, figlia di immigrati indiani

di Giampaolo Scacchi
Pubblicato il 16 Settembre 2020 11:15 | Ultimo aggiornamento: 16 Settembre 2020 11:15
Migranti, chi li può combattere meglio di Priti Patel (nella foto), figlia di immigrati indiani

Migranti, chi li può combattere meglio di Priti Patel (nella foto), figlia di immigrati indiani

Migranti, chi li può combattere meglio di Priti Patel, figlia di immigrati indiani e ora ministro dell’Interno britannico.

Forte del suo accento quasi oxfordiano (ha studiato in altra università, ma il giro è quello) è seriamente intenzionata a fermare i migranti. Dopo che costoro hanno attraversato la Manica a bordo dei barconi. E di impedir loro di chiedere asilo in Gran Bretagna. Ed è pronta a modificare la legge sui diritti umani, riferisce Giampaolo Scacchi.

Son figlia di immigrato, per questo non li voglio

Sembra la legge della ruota della vita. Priti Patel arrivò in Inghilterra bambina, dall’Uganda. I nonni vi erano stati portati dall’India per dare alla colonia africana un minimo di classe media. Negli anni ’70 il dittatore Idi Amin li cacciò tutti su due piedi. Arrivarono a Londra senza un soldo, con i soli vestiti che avevano indosso e le scarpe.
 
Il Governo britannico dovette accoglierli e dar loro la cittadinanza, come promesso quando sembrava non ci fossero rischi. Erano decine di migliaia come la famiglia Patel. Si misero a lavorare sodo e dopo qualche anno stupirono gli inglesi. Avevano fatto strada e fortuna, mentre gli inglesi, più fannulloni dei mediterranei (condizione preliminare per un popolo di sfruttatori) erano sempre dipendenti dal welfare.
 
Così i profughi indiani mandarono figli e figlie nelle migliori scuole inglesi. E ora, trent’anni dopo, troviamo quei figli di immigrati in posti chiave del partito conservatore e del Governo di Boris Johnson.

Pratel è decisa di bloccare il flusso di migranti, che nelle ultime settimane ha raggiunto livelli record. Così ai funzionari del ministero dell’Interno Patel ha chiesto controlli serratissimi.

Una soluzione drastica

La “drastica soluzione” impedirebbe ai migranti di chiedere asilo nel Regno Unito anche se arrivano da un paese sicuro come la Francia.

I ministri stanno inoltre valutando la possibilità di limitare il diritto dei richiedenti asilo respinti di fare ricorso in tribunale.

Ma, osserva il Daily Mail, entrambe le iniziative violerebbero la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo (CEDU), che nel Regno Unito è applicata tramite la legge sui diritti umani.

Una fonte del governo ha ribadito che i ministri “manterranno il loro impegno nella CEDU” ma ha ammesso che stanno valutando il modo in cui “viene applicata” nel Regno Unito.  

La fonte ha affermato che eventuali modifiche “non sono imminenti”.

Sembra inoltre che stiano valutando la possibilità di “disapplicare” la CEDU a nuove leggi come l’Overseas Operations Bill, progettato per proteggere le truppe britanniche da cause “vessatorie” a seguito di servizio all’estero.

Con il forte aumento del numero di migranti che attraversano la Manica, finora nel 2020 sarebbero più di 6.000, Patel è stata messa sotto pressione affinché al riguardo prenda delle iniziative.  

In un recente incontro con i parlamentari Tory ha affermato che il sistema di asilo è ormai “guasto” e si è impegnata a presentare nuove leggi che “manderanno in crisi la sinistra”.

Avvocati di sinistra hanno sfruttato il diritto d’asilo?

Patel ha sostenuto che il sistema di asilo è stato “sfruttato da avvocati di sinistra che sostengono i laburisti” e hanno fatto tutto il possibile per impedire al governo di respingere i migranti.

L’impulso decisivo a stravolgere le leggi sui diritti umani è partito da Dominic Cummings, super-consigliere di Boris Johnson, che in precedenza ha definito la CEDU responsabile dello stop all’espulsione di pericolosi criminali dal Regno Unito.

Sebbene la CEDU non faccia parte delle leggi dell’UE, i negoziatori di Bruxelles hanno chiesto garanzie affinché il Regno Unito continui a rispettare la Convenzione.

Secondo Cummings, gli elettori a seguito della Brexit si aspettano che la Gran Bretagna sia libera dalla giurisdizione della magistratura europea.

Ma fonti di Whitehall hanno ammesso che limitare i diritti di asilo potrebbe far entrare il Regno Unito in rotta di collisione con la Convenzione sullo status dei rifugiati del 1951. Dalla quale i ministri finora non hanno mostrato alcun interesse di ritirarsi.

Il ministro della Giustizia Robert Buckland ha chiarito di essere pronto a lottare per far mantenere la CEDU e distaccarsi sarebbe “totalmente sbagliato”.