Migranti, i 10 punti del governo Conte: “Chi sbarca in Italia sbarca in Europa”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 24 giugno 2018 20:20 | Ultimo aggiornamento: 25 giugno 2018 8:16
Migranti, premier Conte propone "frontiere europee": "Chi sbarca in Italia sbarca in Europa"

Migranti, premier Conte propone “frontiere europee”: “Chi sbarca in Italia sbarca in Europa”

BRUXELLES –  “Superare il criterio del Paese di primo arrivo: chi sbarca in Italia, sbarca in Europa”. Considerare quindi europee le frontiere, indipendentemente dal Paese di arrivo dei migranti. La proposta italiana al mini-vertice di Bruxelles sui migranti si basa su “6 premesse e 10 obiettivi ed è mirata a proporre una puntuale politica di gestione dei flussi migratori efficace e sostenibile”. Così il premier italiano Giuseppe Conte nel corso del punto stampa che precede il vertice informale europeo. [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,-Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] “La proposta italiana mira a superare completamente il regolamento di Dublino perché crediamo sia basato su una logica emergenziale mentre noi vogliamo affrontare il problema in modo strutturale”, ha aggiunto, sottolineando come si debba “superare completamente regolamento di Dublino”.

Centri di protezione internazionali nei Paesi di transito” e “intensificazione dei rapporti tra Ue e Paesi terzi”. Sono quindi altri due obiettivi della proposta italiana al vertice dei 16 Paesi Ue a Bruxelles.

L’idea si fonda sulla necessità di considerare europee le frontiere, indipendentemente dal Paese di arrivo dei migranti. E, di conseguenza, ripartire per quote prestabilite tutti i migranti, che abbiano o meno diritto all’asilo, che siano o meno destinati al rimpatrio.

1. Intensificare accordi e rapporti tra Unione europea e Paesi terzi da cui partono o transitano i migranti e investire in progetti. Ad esempio la Libia e il Niger, col cui aiuto abbiamo ridotto dell’80% le partenze nel 2018.

2. Centri di protezione internazionale nei Paesi di transito. Per valutare richieste di asilo e offrire assistenza giuridica ai migranti, anche al fine di rimpatri volontari. A questo scopo l’Ue deve lavorare con UNHCR e OIM. Perciò è urgente rifinanziare il Trust Fund UE-Africa (che ha attualmente uno scoperto complessivo di 500milioni di euro) che incide anche su contrasto a immigrazione illegale su frontiera Libia-Niger.

3. Rafforzare le frontiere esterne. L’Italia sta già sostenendo missioni UE (EUNAVFOR MED Sophia e Joint Operation Themis) e supportando la Guardia Costiera Libica, occorre rafforzare queste iniziative.

4. Superare Dublino (obiettivo più complesso). Nato per altri scopi, è ormai insufficiente. Solo il 7% dei migranti sono rifugiati. Senza intervenire adeguatamente rischiamo di perdere la possibilità di adottare uno strumento europeo veramente efficace. Il Sistema Comune Europeo d’Asilo oggi è fondato su un paradosso: i diritti vengono riconosciuti solo se le persone riescono a raggiungere l’Europa, poco importa a che prezzo.

5. Superare il criterio Paese di primo arrivo. Chi sbarca in Italia, sbarca in Europa. Riaffermare responsabilità-solidarietà come binomio, non come dualismo. È in gioco Schengen.

6. Responsabilità comune tra Stati membri sui naufraghi in mare. Non può ricadere tutto sui Paesi di primo arrivo. Superare il concetto di `attraversamento illegale´ per le persone soccorse in mare e portate a terra a seguito di Sar. Bisogna scindere tra porto sicuro di sbarco e Stato competente ad esaminare richieste di asilo. L’obbligo di salvataggio non può diventare obbligo di processare domande per conto di tutti.

7. L’Unione europea deve contrastare, con iniziative comuni e non affidate solo ai singoli Stati membri, la `tratta di esseri umani´ e combattere le organizzazioni criminali che alimentano i traffici e le false illusioni dei migranti.

8. Non possiamo portare tutti in Italia o Spagna. Occorrono centri di accoglienza in più paesi europei per salvaguardare i diritti di chi arriva e evitare problemi di ordine pubblico e sovraffollamento.

9. Contrastare i movimenti secondari. Attuando principi precedenti, gli spostamenti intra-europei di rifugiati sarebbero meramente marginali. Così i movimenti secondari potranno diventare oggetto di intese tecniche tra paesi maggiormente interessati.

10. Ogni Stato stabilisce quote di ingresso dei migranti economici. È un principio che va rispettato, ma – conclude il documento – vanno previste adeguate contromisure finanziare rispetto agli Stati che non si offrono di accogliere rifugiati».