Migranti, di quelli che sbarcano ne restano 2 su 10. Sta funzionando ma…

di Riccardo Galli
Pubblicato il 3 Dicembre 2019 9:22 | Ultimo aggiornamento: 3 Dicembre 2019 9:46
Migranti, redistribuiti in Europa 8 su 10 con Lamorgese

Migranti, redistribuiti 8 su 10 (foto d’archivio Ansa)

ROMA – In Italia ne rimangono, dei migranti che arrivano a bordo delle navi che li hanno recuperati in mezzo al Mediterraneo, appena 2 su 10. Avete letto bene, al netto di quello che raccontano i politici sono questi i numeri della ‘ricollocazione’ europea, accordo già operativo e già attuato almeno negli ultimi tre sbarchi. Gli altri, l’80%, andranno e sono già andati in Germania, Francia e negli altri paesi Ue che si sono detti disponibili. Primo tassello di questa vera rivoluzione, passata probabilmente sin troppo sotto silenzio, il patto di Malta.

Dopo quell’accordo di settembre, la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese ha continuato a tessere la tela dei rapporti bilaterali con i partner europei per renderlo stabile, ma soprattutto per far passare il principio che la distribuzione diventasse “automatica e preventiva”, vera chiave di volta per rendere efficace l’operazione e per evitare il ripetersi delle trattative con le navi, e degli uomini, costrette in mezzo al mare. Tela tessuta con successo. Nonostante la freddezza di molti paesi del Nord Europa e l’opposizione del blocco di Visegrad (Repubblica Ceca, Polonia, Ungheria, Slovacchia) che ha definito l’accordo come “irricevibile”, il nuovo meccanismo è stato infatti attivato e reso operativo grazie all’appoggio degli altri Paesi dell’Unione.

Meccanismo che si fonda sull’articolo 80 del Trattato di fondazione dell’Unione stessa che sancisce il principio di “solidarietà e di equa ripartizione delle responsabilità tra gli Stati membri”. Risultato, esclusi minori e donne incinte: l’82 per cento di chi è stato registrato andrà via. Così gli ultimi tre sbarchi delle navi delle Ong hanno ottenuto subito il Pos per entrare in porto e hanno potuto attraccare. Il 24 novembre è arrivata a Messina la Ocean Viking con 212 migranti, il 26 la Open Arms ha portato a Taranto 62 stranieri (11 erano stati prelevati prima) e sempre il 26 novembre la Aita Mari ha attraccato a Pozzallo con 78 persone. Di queste 69 sono andate in Germania, 90 in Francia, 25 in Spagna, 20 in Portogallo e 6 in Irlanda. Paesi a cui si dovrebbero aggiungere Cipro, Lussemburgo, Grecia e Romania con cui è avviata una trattativa.

Secondo i dati forniti dal Viminale, e allargando lo sguardo oltre gli ultimi tre casi, “nel 2019 sono stati trasferiti con ricollocamenti 262 migranti, 172 di quali dopo il 5 settembre”, cioè dopo l’insediamento del governo Conte bis e l’uscita di Matteo Salvini dal Viminale. Negli ultimi tre mesi “i trasferimenti con ricollocamento sono stati 172 (57 al mese) che comprendono anche le quote offerte precedentemente dai Paesi Ue”. Una media molto più alta di quella registrata tra giugno 2018 e agosto 2019 quando “i migranti trasferiti con ricollocamento sono stati 238 (16 al mese)”.

Cambio di passo e disponibilità dunque in Europa, ma cambio aiutato dai numeri delle migrazioni. Numeri in deciso calo rispetto all’immediato passato e calo che rende il fenomeno più facilmente digeribile. Dai 23.370 arrivi del 2018 si è passati infatti ai 10.882 del 2019. Mentre sono in aumento i cosiddetti sbarchi autonomi o fantasma, quelli cioè di piccole imbarcazioni che raggiungono terra senza essere intercettate: nel 2018 erano stati 5.999 e negli ultimi undici mesi siamo già a 7.926 migranti. Ma già il 2018 era stato una anno ‘buono’, con meno, molti meno sbarchi rispetto al 2017 quando erano arrivati 119.369 migranti.

Questo il bilancio in freddi numeri. Ancor più fredda, anzi gelida è l’opinione pubblica di fronte a quel che pure sta cominciando a funzionare: il sistema e il patto per cui in Italia degli sbarcati ne restano due si dieci e gli altri se li prendono altri paesi d’Europa. Nessuno o quasi se ne accorge e/o se ne vuole accorgere. Redistribuzione dei migranti, non era quello che volevamo? Forse, al fondo, no. Quando dicevamo redistribuzione volevamo dire cancellazione dei migranti.

Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev.