Migranti, la soluzione finale: richieste di asilo senza mettere piede in Europa

di Riccardo Galli
Pubblicato il 10 luglio 2018 8:29 | Ultimo aggiornamento: 10 luglio 2018 10:33
Migranti, la soluzione finale: richieste di asilo senza mettere piede in Europa

Migranti, la soluzione finale: richieste di asilo senza mettere piede in Europa

VIENNA -Migranti, la soluzione finale: richieste di asilo senza mettere piede in Europa. Ecco la soluzione finale che il governo austriaco, presidente di turno dell’Ue, vuole presentare ai partner continentali. Una soluzione tecnicamente molto complessa da realizzare e con diverse incognite dal punto di vista del diritto che rivoluzionerebbe l’approccio nei confronti delle richieste d’asilo creando un filtro tra l’Europa e il resto del mondo. [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] A Vienna si difendono spiegando che la cosa non è nulla più che una bozza, peraltro superata dalle ultime decisioni di Bruxelles.

L’idea arriva dall’entourage di Herbert Kickl, ministro degli Interni della destra austriaca (Fpö), ed è stato illustrata alla riunione dei funzionari del Cosi (Comitato per la cooperazione in materia di sicurezza interna del Consiglio Europeo). Si parte del presupposto che con l’ultima crisi migratoria l’attuale sistema abbia mostrato tutti i suoi limiti.

E siccome secondo il punto di vista della destra austriaca “i migranti che arrivano nei nostri Paesi non sono i soggetti più bisogni di protezione, ma quelli che possono permettersi di pagare i trafficanti”, bisogna intervenire su questo punto. Se oggi le richieste d’asilo e di protezione vengono presentate nei Paesi considerati sicuri, laddove si è ragionevolmente certi di essere lontani dal pericolo che ha spinto a lasciare il proprio Paese, domani bisogna far sì che quelle proposte siano presentate prima di arrivare a destinazione. Magari lungo la strada. E poco conta che quello in vigore oggi sia una sistema basato sulla Convenzione di Ginevra.

La strada è allora quella di allestire degli hotspot fuori dai confini dell’Unione Europea. Lontano dagli occhi e quindi meno problematici. Centri che sarebbero gestiti dalle organizzazioni internazionali come l’Unhcr e dove sarebbero selezionati i migranti con le condizioni per avere l’asilo.

Già qui, al netto delle considerazioni etiche, i problemi pratici sono e sarebbero moltissimi. Si va dai problemi legali legati alla volontà di non accettare più richieste d’asilo ‘in casa’, dovendo riscrivere, di fatto, la legislazione in materia, all’individuazione dei Paesi che ospiterebbero i centri. Finora infatti, tutte le volte che proposte di hotspot oltreconfine sono state fatte, i Paesi africani hanno detto chiaramente no. Senza contare poi che il Consiglio Europeo di fine giugno li ha di fatto esclusi. Problemi ‘tecnici’ che fanno sì che la soluzione finale di Vienna venga presentata come la base di una discussione e non come una proposta vera e propria.

Altro capitolo è poi dedicato ai criteri con cui i migranti idonei sarebbero selezionati e indirizzati verso i Paesi dell’Ue. Paesi che non sarebbero obbligati ad accogliere ma riceverebbero migranti solo in base alla disponibilità data in precedenza. Le porte dell’Europa sarebbero aperte solo per “coloro che rispettano valori, diritti e libertà fondamentali della Ue” e per quelli che “scappano da un Paese vicino all’Ue”, o da terre lontane, ma solo “se non trovano nessun Paese terzo sicuro tra il loro e il Paese di primo approdo Ue”.

Criteri che, tanto il primo quanto il secondo, danno un’idea dell’imprinting ideologico della proposta della destra di governo austriaca. Se infatti la Convenzione di Ginevra dice tanto giustamente quanto chiaramente che riceve asilo deve adeguarsi alle leggi dello Stato che lo ospita, altra cosa è pretendere che si conformi anche ai valori, mandando alle ortiche l’idea della libertà di religione ad esempio. Definirla soluzione finale è quindi improbabile dal punto di vista pratico. Ma rende l’idea dal punto di vista ideologico-culturale: migranti economici pochi e selezionati, rifugiati e profughi ancor meno. E comunque sceglierli prima e senza che mettano piede in Europa.

Domani vertice dei ministri degli Interni a Innsbruck: Salvini ci arriva chiedendo che le navi che salvano gente in mare li sbarchino anche se non soprattutto d’ora in poi in porti non italiani. Austria che organizza il vertice più Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia (con cui Salvini esplicita un giorno sì e l’altro pure affinità politiche) vogliono che l’Italia i migranti che sbarcano se li tenga, anzi si riprenda quelli che hanno mollato l’Italia per altri paesi europei. Germania di migranti ha fatto il pieno, Francia sta rigidissima alle frontiere.

La soluzione finale, non far loro mettere piede in Europa saranno in molti l’11 e 12 luglio a rammaricarsi non poterla realizzare. Colpa degli africani che non si vogliono far impiantare gli hot spot in casa, colpa degli africani che non si mettono ordinatamente in fila per entrare in una Europa a numero chiuso.