Ppe sceglie Juncker. Quando Berlusconi-Brunetta dicevano “Eurocrate non stimato”

di redazione Blitz
Pubblicato il 8 Marzo 2014 7:19 | Ultimo aggiornamento: 8 Marzo 2014 3:08
Ppe sceglie Juncker. Quando Berlusconi-Brunetta dicevano "Eurocrate non stimato"

Jean-Claude Juncker (Foto Lapresse)

ROMA – Sarà Jean Claude Juncker il candidato del Ppe alla successione di Josè Manuel Barroso per la poltrona di Commissario europeo. Quello che i vari Berlusconi, Brunetta, Mussolini chiamavano “eurocrate egoista, stupido, non stimato…”.

A rievocare la carrellata di appellativi che Forza Italia ha riservato negli anni al lussemburghese, oggi “appoggiato ufficialmente”, è stato il deputato di Scelta Civica, Andrea Mazziotti, sulla sua pagina Facebook:

“La cosa più esilarante della campagna per le europee  – ha scritto Mazziotti – sarà vedere Forza Italia che sostiene come candidato per la presidenza Jean-Claude Juncker. Negli ultimi anni, Berlusconi lo ha definito ‘protagonista non stimato in Europa‘, Brunetta lo ha chiamato ‘eurocrate del nord, egoista e stupido, che ha sbagliato tutto in questa crisi‘, mentre la Mussolini diceva da par suo ‘ma chi è me pare no yogurt?’“.

“Parlando di cose più serie – ha aggiunto il deputato – Juncker, appena dopo la candidatura, ha ribadito l’importanza dell’Euro e la correttezza dell’impostazione generale seguita in Europa, pur con degli errori. Sarà interessante vedere la traduzione di questi concetti nella campagna elettorale europea di Forza Italia”.

Juncker al Congresso di Dublino ha battuto il francese Michel Barnier, ma non è stato un plebiscito: 382 a 254, 61% a 39%. Quasi un quarto dei delegati che hanno diritto al voto non si è presentato all’urna.

Sarà Juncker il candidato del Ppe. Sostenuto dalla Cdu di Angela Merkel, “ufficialmente” appoggiato anche da Forza Italia e Ncd (“Il Ppe ha scelto un candidato di grande competenza ed esperienza. Ora tocca a noi, alla famiglia del popolarismo europeo, battere la sinistra europea”, ha twittato Angelino Alfano).

Juncker 59 anni, ex premier inamovibile per quasi 19 anni, ex presidente dell’Eurogruppo per otto anni compresi quelli dal 2010 al 2012 in cui l’euro stava per crollare, l’ha spuntata sul francese vicepresidente della Commissione europea, responsabile del mercato unico e promotore di tutte le riforme sui mercati finanziari e di quella Unione bancaria che alla Germania piace solo a parole.

Nel discorso di accettazione della candidatura Juncker ha ricordato che l’Europa deve crescere perché “fra 30 anni nessun paese europeo siederà al tavolo delle 7 economie più sviluppate del mondo”. Solo unita l’Europa continuerà a contare. Ma per crescere, dice, deve puntare di più sulla sua dimensione sociale. E smetterla con la divisione nord-sud. “E’ una visione sbagliata -ha detto – non ci sono paesi virtuosi a nord e deboli al sud. Anzi, nessun paese ha rispettato sempre il Patto di Stabilità, neppure al nord”.

Poi lascia intravedere una sterzata, dopo “troppa, anche se necessaria, attenzione al consolidamento finanziario”. Se arriverà nell’ufficio all’ultimo piano del Berlaymont promette che “la principale battaglia” sarà sulla dimensione sociale, per la crescita e la lotta alla disoccupazione e a quella giovanile. Intesa come impegno programmatico perché poi specifica: “Far aumentare l’occupazione non è alla portata della Ue, ma dei singoli stati”