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Puigdemont eroe improbabile di una secessione di carta

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Puigdemont eroe improbabile di una secessione di carta

ROMA – Puigdemont Carlos ovvero una riedizione aggiornatissima e in fondo tenera dell’antico, molto antico armiamoci e…partite. Dopo aver chiamato tutti i catalani amanti della secessione dalla Spagna a “resistere”, Puigdemont ha preso la macchina e poi l’aereo. Insomma si è…dato in Belgio. Insieme ad altri cinque improbabili eroi dell’indipendenza e della democrazia.

No, spiace per i “democratici” da salotto tv e compulsiva tastiera ma niente Allende che resiste alla Moneda agli sgherri armati dei golpisti. Puigdemont non si è barricato, si è dato. E niente Falangi della dittatura che avanzano su Barcellona, l’intera secessione si è squagliata.

Dal Belgio Puigdemont fa sapere alla buon’ora che non chiede asilo politico. Non è proprio una scelta da parte sua, nessuno infatti in Europa gli concederebbe asilo politico. Perché asilo politico si dà a chi dimostra di essere perseguitato per le sue idee politiche. Al contrario Puigdemont ha giocato con la legge e la Costituzione e la stessa democrazia in totale immunità. Ha convocato e fatto tenere un referendum dichiarato illegale dalla Corte Costituzionale spagnola, ha proclamato la nascita di uno Stato fantasma…L’unica cosa ad aver finora perseguitato Puigdemont è stata la sua scarsa misura di leader politico insieme alla sua grande voglia di giocare alla secessione.

Quando il gioco si è fatto realtà Puigdemont si è squagliato, come la secessione appunto. Ma non vale tanto misurare lo scarso acume e serietà di Puigdemont eroe improbabile che ora accetta le elezioni in Catalogna il 21 dicembre e lo avesse fatto pochi giorni fa avrebbe risparmiato a se stesso, alla Catalogna e alla Spagna la sceneggiata della secessione e relative ferite.

Vale invece rilevare come una secessione di carta abbia sedotto e appassionato cronache e cronisti, narratori e narrazioni, democratici tutti quanto tutti democratici immaginari. Secessione di carta perché irrealizzabile sul terreno, sul piano delle cose concrete: i confini, l’economia, i soldi, le Forze Armate…L’unica cosa, le uniche cose: il parlar catalano, la bandiera catalana, la cultura catalana. Ma per questo ci sono le autonomie regionali, non le secessioni. Ma nei Tg, sui social e nei giornali e nei salotti in tantissimi democratici immaginari e storici da Wikipedia hanno confuso la Spagna con la ex Jugoslavia.

Secessione di carta perché la metà abbondante dei catalani non la vuole e neanche se la sogna e l’ha dimostrato in piazza. Ma che esistesse questa altra metà abbondante della gente catalana inviati e inviate col cuore pulsante per il “popolo in piazza” se ne sono accorti solo dopo, tanto dopo. Un’occhiatina ai risultati delle ultime elezioni avrebbe aiutato. Ma troppa fatica…Fior di inviati e inviate hanno spasimato per la “revolucion” catalana che non c’era e per Puigdemont-Che Guevara che…insomma povero Che.

Secessione di carta per democratici immaginari che ignorano i fondamenti della democrazia, le Costituzioni appunto. Che ignorano le fonti della sovranità: le elezioni appunto e non i sondaggi o referendum auto indetti. Che ignorano le basi e la natura della democrazia di cui dicono di essere difensori ed estimatori. Come ebbe a dire qualcuno a proposito di cose ancora più grosse della democrazia, non c’è che da perdonarli perché non sanno quello che dicono…e fanno.

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