Putin: “L’Occidente vuole incatenare l’orso russo. Ci credono vassalli”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 18 Dicembre 2014 11:59 | Ultimo aggiornamento: 18 Dicembre 2014 12:29
Putin: "L'Occidente si crede un impero. Ci vogliono vassalli"

Vladimir Putin (Foto Lapresse)

MOSCA – La crisi del rublo “è provocata da elementi esterni”, ma “la Russia ha riserve di denaro sufficienti, il rublo si riprenderà e la nostra economia uscirà dalla situazione attuale in due anni e il Pil crescerà anche quest’anno”: nella consueta conferenza stampa di fine anno, il presidente russo Vladimir Putin ostenta sicurezza e punta il dito contro l’estero. Lo fa anche parlando di Nato, sempre più presente nei Paesi ai confini orientali della Federazione: “Non è forse un muro virtuale?”. E poi la stoccata a Stati Uniti ed Europa: “I nostri partner si credono un impero, ci vogliono vassalli. Vogliono che l’orso stia seduto tranquillamente e mangi il miele ma tentano di metterlo in catene, di togliergli i denti e gli artigli e impagliarlo”.

La crisi che sta colpendo la Russia, sostiene Putin, sta passando: “Nella seconda metà del prossimo anno la situazione migliorerà. Per stabilizzare il rublo potremmo ridurre la sua liquidità”, è la ricetta del capo del Cremlino. “Bene ha fatto la Banca centrale ad aumentare gli interessi. Altre misure sono di responsabilità del governo, come i prezzi degli idrocarburi o dei prodotti alimentari. Abbiamo il polso di produttori e distributori e un attentato controllo deve essere portato avanti dal servizio federale antimonopolio”.

Anziché muri, come quello che sta costruendo la Nato, Putin invoca “un solo spazio umanitario di libertà e di commercio. La situazione attuale ci spinge solo a lavorare di più per creare migliori condizioni per il mondo dell’imprenditoria. Dobbiamo anche lavorare per il maggiore sviluppo delle regioni più periferiche, come quelle orientali. E dobbiamo smettere di usare le agenzie federali per punire quelli che non ci piacciono”.

Il leader del Cremlino ribalta la prospettiva occidentale sulla Crimea, le sanzioni e la crisi che sta colpendo la Federazione, in una catena di eventi che ora porta ad una situazione di reali difficoltà per i comuni cittadini. “La crisi economica non è il prezzo che stiamo pagando per la Crimea, ma lo stiamo pagando per il mantenimento dell’unità del nostro Paese”, dice ricordando l’appartenenza storica della penisola del Mar Nero alla Russia.

“Quelli che si dicevano i nostri partner all’Occidente erano gli stessi che sostenevano i terroristi nel nord del Caucaso. Possiamo definire questi dei partner? Noi dobbiamo mantenere la nostra sovranità e la nostra indipendenza”.

Parlando di Ucraina, Putin si dice certo che le “operazioni condotte da Kiev” nel Donbass, la regione orientale dell’Ucraina russofona dominata dai ribelli filorussi, “sono punitive”. Colo che combattono con i ribelli “non sono mercenari, perché guidati dai loro cuori”. Il blocco che Kiev sta tentando di mettere in atto sul Donbass, ha aggiunto “fallirà”. E ha insistito sul fatto che l’Ucraina deve rimanere un soggetto politico unico.

La pilota ucraina Nadezhda Savchenko, detenuta perché indagata per la morte di alcuni giornalisti russi della tv statale uccisi mentre lavoravano nel Donbass, “sarà rilasciata solo se sarà dimostrato che è innocente”, ha detto Putin. Ma secondo Kiev la Savchenko è in condizioni di salute preoccupanti.

Mentre Putin parlava, davanti a 1.200 giornalisti, ci sono state proteste non autorizzate fuori dal centro congressi del Word trade center (Wtc) in cui Putin parlava. Otto dimostranti sono stati fermati dalla polizia. “Volevamo fare una conferenza stampa alternativa ponendo a Putin le domande che nessuno gli fara”, ha spiegato uno dei dimostranti, Ievgheni Levkovich.