Referendum Grecia, urne aperte, file in mattinata. Sondaggi: 40mila voti di scarto tra Sì e No

di Redazione Blitz
Pubblicato il 5 luglio 2015 8:20 | Ultimo aggiornamento: 5 luglio 2015 13:06
Referendum Grecia, sondaggi: quasi parità tra "Sì" e "No". Che accadrà dopo il voto?

Yanis Varoufakis e Alexis Tsipras (Ansa

ATENE –  Urne aperte a partire dalle 6 (ora italiana, le 7 in Grecia ) per il referendum che molto probabilmente deciderà delle sorti della permanenza della Grecia nell’euro. Si vota fino alle 19 e nella mattinata, ci sono state lunghe file davanti ai seggi.

Intorno alle 12:00 locali (le 11:00 in Italia) il flusso degli elettori ai seggi della capitale è però notevolmente diminuito rispetto a due-tre ore prima quando davanti a qualche scuola si erano addirittura creati piccoli assembramenti di persone in attesa di entrare. Molti hanno preferito recarsi presto a votare per poi proseguire verso le vicine spiagge e godersi al mare questa calda (30 gradi) e assolata, ma per fortuna ventosa, giornata ateniese.

Dentro ai seggi della 111esima scuola elementare comunale, in piazza Ghisi, nel quartiere di Ambelokipi, regna la calma: gli elettori entrano, scelgono il seggio in base all’elenco alfabetico dei cognomi, ritirano le schede dai funzionari addetti, entrano in cabina e poi vanno a deporre la scheda votata. In apparenza sembra tutto normale. Ma di sottofondo si avverte un’atmosfera di tensione, rarefatta ma pur sempre tensione. E nessuno sorride.

Il premier Alexis Tspiras ha già votato. Uscendo dal seggio, tra le decine di giornalisti presenti il leader di Syriza ha detto che la democrazia vincerà sulla paura.

I promotori dell”OXI’ e del ‘NIE’, del no e del sì, continuano a distribuire materiale anche davanti ai seggi per convincere gli indecisi che risulteranno determinanti per la vittoria.

A decidere il risultato, secondo quanto sostengono i sondaggi dell’ultimo minuto, sarà un pugno di voti, circa 40 mila, anche se proprio gli indecisi potrebbero far pendere l’ago della bilancia da una parte o dall’altra. I  cittadini con più di 18 anni che sono chiamati ad esprimere il loro parere nel cruciale referendum indetto dal premier Alexis Tsipras sulle proposte dei creditori di Atene in cambio di ulteriori finanziamenti per il salvataggio del Paese, sono in tutto circa 9,8 milioni – 108.371 dei quali votano per la prima volta. I seggi sono in tutto quasi 19mila.

Gli elettori riceveranno due schede: la prima contiene una domanda relativa al referendum con due caselle che dovranno essere contrassegnate da una croce sul ‘sì’ o sul ‘no’ e l’altra in bianco. Il quesito su cui i greci sono chiamati a dire sì (nai) o no (ochi) è il seguente: “Referendum del 5 luglio 2015. Deve essere accettato il progetto di accordo presentato da Commissione europea, Bce e Fmi nell’Eurogruppo del 25 giugno 2015, composto da due parti che costituiscono la loro proposta? Il primo documento è intitolato ‘Riforme per il completamento dell’attuale programma ed oltre’ ed il secondo ‘Analisi preliminare per la sostenibilità del debito'”. Non sono previsti exit poll e le prime proiezioni attendibili dovrebbero essere disponibili attorno alle 21 locali. Affinché il risultato del referendum costato alle casse vuote della Grecia circa 40 milioni di euro sia valido, è necessario che vi prenda parte almeno il 40% del corpo elettorale.

Già a partire dalle 19, nelle strade sarà schierato l’esercito, di supporto ai duemila poliziotti. Alexis Tsipras, come racconta il Sunday Times, non si è fatto scrupolo di approvare questa proposta delle forze armate (Operazione Nemesis) che prevede lo schieramento delle truppe in strada al fianco alla polizia in assetto antisomossa, per impedire che scoppino tumulti e che vengano assaltate le banche.

Già nella serata di sabato 4 luglio, i sondaggi pre-refendum raccontavano di una Grecia spaccata tra il Sì e il No. Pochi decimi separavano infatti dividono i due schieramenti: secondo una rilevazione Gpo la percentuale dei favorevoli all’accordo con i creditori era del 44,1%, mentre quella di contrari era del 43,7%; per l’indagine Alco i “sì” erano invece  al 44,5%, contro il 43,9% dei “no”.

Ma cosa succederà in caso di vittoria del ‘Nai’, e cosa se vincerà l”Oxi’? Ecco alcuni scenari. In caso di vittoria del sì il premier Alexis Tsipras, per evitare il completo suicidio politico si dovrebbe dimettere, come ha lui stesso lasciato intendere, per non trovarsi a dover firmare accordi che ha rifiutato in precedenza. Il Paese potrebbe dunque andare ad elezioni anticipate, probabilmente a settembre. Ma visto che la crisi finanziaria della Grecia è giunta a un punto critico, il presidente della repubblica, Prokopis Pavlopoulos, potrebbe chiedere ai partiti di formare un governo di unità nazionale che negozi con i creditori. Ma non è semplice: i partiti che si sono detti disponibili – Nuova Democrazia, Pasok e To Potami – non hanno i 151 voti necessari per fare una maggioranza (al momento dispongono di 106 deputati), quindi avrebbero comunque bisogno del sostegno di almeno una parte di Syriza e dei Greci Indipendenti, ora al governo. Per la guida di un esecutivo del genere si fanno i nomi del governatore della Banca di Grecia ed ex ministro delle Finanze, Yannis Stournaras, del sindaco di Atene, Giorgos Kaminis, e persino dell’ex premier conservatore Kostas Karamanlis, screditato politicamente, ma che è tornato alla ribalta in tv con un appello per il Sì. Vista la difficoltà e i tempi stretti per la nascita del governo di unità nazionale (e considerando che il 20 luglio la Grecia deve pagare 3,49 miliardi alla Bce), Tsipras potrebbe anche restare al suo posto, avviare negoziati con i creditori, e lasciare il passo alle elezioni quando la situazione economica si sarà stabilizzata.

In caso invece di vittoria del no,  il premier ha detto in questo modo si rafforzerà la posizione greca al tavolo negoziale. Ma questa affermazione è stata confutata da molti protagonisti europei della trattativa, in primis dal presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem. Lo stesso Tsipras ha promesso che riprenderà immediatamente i colloqui con i creditori. Ma molti in Europa ritengono che il negoziato sarà più difficile, visto che il No respingerebbe l’intero pacchetto di accordi, compresi i punti su cui si era vicini a un’intesa. Il No, prevedono, porterebbe Atene a un isolamento nell’eurozona. Senza aiuti immediati, la Grecia andrebbe in default sul pagamento alla Bce e la crisi precipiterebbe: le banche, in assenza di sostegno dalla Banca centrale europea, andrebbero al collasso. Anche in quel caso, Tsipras potrebbe dimettersi e lasciare il passo all’unità nazionale. Questo esecutivo, vista la crisi di liquidità, dovrebbe probabilmente introdurre una valuta parallela, o dei certificati detti IOU (Pagherò), mettendo di fatto in moto il meccanismo della Grexit, l’uscita di Atene dall’euro.

LA CAMPAGNA ELETTORALE – Per quanto brevissima, la campagna per il referendum  ha comunque avuto il tempo di caratterizzarsi per i suoi slogan, i suoi messaggi ricorrenti, le sue parole chiave. Lo slogan del grande raduno del No di veenrdì 3 luglio – che campeggiava sul manifesto accanto al podio di Alexis Tsipras, era “5 luglio: scriviamo la storia”. Ma il premier ha usato ripetutamente parole-simbolo: “Dignità” del popolo greco, “ricatti” (ripetendo che il No è “ai ricatti dei creditori”), “speranza”. Il ministro delle finanze, Yanis Varoufakis, ha invece usato un’espressione forte come “terrorismo”, parlando dell’atteggiamento di chi vuole spingere i greci a votare Sì usando la “paura” (altra parola chiave del fronte del No, “No alla paura” è stato uno dei mantra).

Più semplice il messaggio del fronte del Sì, che sulle sua bandierine ha scritto “Sì alla Grecia, Sì all’euro”, mentre negli spot ha martellato sulle “bugie” del premier, che a loro dire si è rimangiato molti impegni. Ed “euro”, senza alcun dubbio, è stata la parola più pronunciata in questo scontro pre-voto.