Referendum Svizzera: canone tv Sì, reddito di cittadinanza No…

di Riccardo Galli
Pubblicato il 25 Febbraio 2019 9:01 | Ultimo aggiornamento: 25 Febbraio 2019 9:53
Referendum Svizzera, voto: canone tv si, reddito di cittadinanza no...

Referendum Svizzera: canone tv si, reddito di cittadinanza no… (foto d’archivio Ansa)

ROMA – Democrazia diretta, che bella cosa. A patto, naturalmente, di avere un elettorato preparato e dotato di senso civico. Un elettorato capace di dire, anzi votare NO alla cancellazione del canone tv e SI al raddoppio del Gottardo. E’ quello che succede in Svizzera, appena oltre il nostro confine. Anche se a noi, che come democrazia diretta non ci siamo allontanati molto dal modello della liberazione di Barabba, sembra fantascienza.

Volete voi che sia garantito a tutti, dalla nascita al decesso, un reddito di duemila euro al mese? No. Volete che sia abolito il canone tv (circa 400 euro)? No. Volete che siano espulsi gli stranieri condannati? No. Volete mettere un tetto agli stipendi dei manager? No. Volete che il Gottardo (una delle principali vie di collegamento terrestre della Svizzera col resto del mondo) sia raddoppiato? Si.

Negli ultimi mesi gli svizzeri hanno risposto così ai quesiti che gli sono stati posti tramite referendum. E lo hanno fatto con percentuali che non lasciano spazio a dubbi: 71% di no all’abolizione del canone e 78% di contrari al reddito di cittadinanza in salsa elvetica. Nessun dubbio quindi che, quando votano, gli svizzeri sentano forte il senso di responsabilità e abbiano ben presente il concetto di collettività e contratto sociale. Seppure dovesse infatti avere ragione il nostro governo sul reddito di cittadinanza, non si potrà mai dire che i nostri vicini elvetici quando votano pensano al loro immediato tornaconto.

Tutt’altro, quello che emerge dalle urne è che i voti degli svizzeri sono voti dati pensando al futuro e al bene comune: si a più vie di comunicazioni per il Paese e no ad un taglio del canone che impoverirebbe la tv pubblica e quindi l’informazione e la libertà. E, soprattutto, no a redditi senza lavoro che rappresentano per le casse pubbliche un costo e non un investimento. Che gli svizzeri siano vicini di casa strani in fondo lo sapevamo già: parlano tutti almeno due lingue, hanno il debito pubblico più basso d’Europa in rapporto al prodotto interno lordo e anche se il loro governo ha, come spesso capita anche da noi, sbagliato le stime sull’economia, lo ha fatto per difetto. Prevedevano un attivo di 300 milioni di franchi, più o meno 250 milioni di euro, e invece hanno chiuso con un attivo di 3 miliardi.

Noi abbiamo urlato per fare 2.4% di Pil di debiti in più e siamo stati felici di farne il 2.04%. Quando arriverà, e se arriverà anche da noi la democrazia diretta, con ogni probabilità ci spazzerà via. Proviamo ad immaginare gli stessi quesiti posti a noi italiani. Volete voi che sia garantito a tutti, dalla nascita al decesso, un reddito di duemila euro al mese? Sì, certo. Volete che sia abolito il canone tv (circa 400 euro)? Sì. Volete che siano espulsi gli stranieri condannati? Sì. Volete mettere un tetto agli stipendi dei manager? Sì. Volete che Brennero (una delle principali vie di collegamento terrestre dell’Italia col resto del mondo) sia raddoppiato? Sì, no, forse. Sipario.