Referendum Svizzera, no super salario minimo. Ma il 90% prende più di 3300 euro

di Redazione Blitz
Pubblicato il 19 maggio 2014 9:38 | Ultimo aggiornamento: 19 maggio 2014 9:38
Referendum Svizzera, no super salario minimo. Ma il 90% prende più di 3300 euro

Referendum Svizzera, no super salario minimo. Ma il 90% prende più di 3300 euro

ZURIGO – Una valanga di no, il 76.5%, boccia in Svizzera l’ipotesi del super salario minimo da 4mila franchi, ovvero 3200 euro. Il referendum, quindi, dà un responso chiaro: gli svizzeri preferiscono l’attuale sistema di flessibilità salariale.

Ma perché rinunciare alla sicurezza dello stipendio base più alto del mondo. La risposta è semplice: in Svizzera, già oggi, il 90% dei lavoratori prende più di 3200 euro. Il quesito, quindi, non scaldava più di tanto i cuori degli svizzeri. Che solo qualche mese fa, sempre in tema di lavoro, avevano invece detto sì a un altro referendum, quello che introduceva le quote per gli ingressi dei lavoratori stranieri. Il precedente referendum, voluto dalla destra, ha fatto discutere non poco in Europa. Questo, voluto dalla sinistra, aveva in qualche modo lo stesso obiettivo politico, quello di arginare il fenomeno dai frontalieri. Ma gli svizzeri non hanno gradito.

Il quesito. Il testo, respinto in tutti i 26 cantoni e semi-cantoni, prevedeva uno stipendio minimo legale a livello nazionale di 22 franchi all’ora (18 euro), pari a una remunerazione mensile di circa 4.000 franchi (quasi 3.300 euro) per un impiego a tempo pieno di 42 ore settimanali.     L’esito della votazione, che mantiene la Svizzera tra i Paesi privi di uno stipendio minimo legale, è una “chiara sconfitta”, ha riconosciuto l’Unione sindacale svizzera (Uss). All’opposto, il ministro dell’Economia si è rallegrato per il risultato: per Johann Schneider-Ammann, la vittoria del ‘sì’ avrebbe comportato perdite di posti di lavoro, soprattutto quelli meno qualificati e nelle zone periferiche, ed “il lavoro è il miglior antidoto alla povertà”. Anche per le associazioni padronali, ovviamente, il verdetto delle urne è positivo e costituisce “un riconoscimento del modello svizzero” con salari concordati tra le parti sociali.

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Le posizioni. Durante la campagna in vista del voto, governo, imprenditori e schieramenti di destra avevano messo in guardia gli elettori dal rischio di un autogol per la Svizzera, Paese con un tasso di disoccupazione ai livelli più bassi del mondo (3,5% circa). “Un salario minimo di 22 franchi, molto più alto rispetto a quello di altri Paesi, rischia di provocare la scomparsa dei posti di lavoro il cui salario è inferiore a tale cifra”, avevano avvertito, citando il caso di Paesi come la Francia, con uno stipendio minimo di poco più di 9 euro l’ora, o della Germania, 8,5 euro dall’anno prossimo. Di più, le imprese avevano agitato anche la minaccia di delocalizzare.

Per i sindacati e i partiti di sinistra invece, uno stipendio inferiore ai 22 franchi l’ora è indegno per un Paese ricco come la Svizzera. La Confederazione è tra le nazioni più ricche e care del pianeta, con un salario medio nell’economia privata pari a 6.118 franchi lordi, e dove circa il 10% dei lavoratori guadagna meno di 4mila franchi. Essenzialmente in settori quali commercio al dettaglio, ristorazione, agricoltura.

E’ la terza volta in poco più di un anno che gli svizzeri sono chiamati a votare sul livello delle remunerazioni, con esiti diversi. Lo scorso novembre avevano respinto (circa il 65%) l’iniziativa  “1-12 – Per salari equi”, che chiedeva che in ogni azienda il salario più elevato non potesse superare di oltre 12 volte quello più basso. Nel marzo 2013, avevano invece approvato (oltre il 67%)il referendum contro le paghe esorbitanti dei manager.