Riforme strutturali, Mario Draghi ha la ricetta: “Serve governance comune Ue”

di redazione Blitz
Pubblicato il 9 Luglio 2014 23:06 | Ultimo aggiornamento: 9 Luglio 2014 23:13
Riforme strutturali, Mario Draghi ha la ricetta: "Serve governance comune Ue"

Il presidente della Bce, Mario Draghi

ROMA – “Serve una qualche forma di governance comune europea per le riforme strutturali“. E’ la proposta avanzata dal presidente della Bce, Mario Draghi, intervenuto a una commemorazione in onore di Tommaso Padoa-Schioppa. Un’idea, ha aggiunto, “che avrebbe un forte motivo d’essere”, arrivando ad equiparare le riforme per la crescita delle singole economie dell’Eurozona, alla governance dei bilanci.

Per il numero uno della Bce, le riforme strutturali, formula con cui i tecnici si riferiscono a liberalizzazioni, riduzione della burocrazia e maggiore competitività, diventano una priorità al pari del risanamento dei bilanci. Allo stesso tempo, avverte Draghi, “è fondamentale applicare le regole” di disciplina di bilancio europee con il Fiscal Compact.

Un’ipotesi, secondo il presidente della Bce, giustificata dalla necessità di ridurre gli squilibri fra i Paesi dell’Eurozona, nella quale a differenza degli Stati Uniti “nel medio termine ogni economia deve stare in piedi da sola”. A giustificare un governo europeo delle riforme, spiega Draghi, è anche la difficoltà dei singoli Paesi nel realizzare misure politicamente costose:

“L’esperienza storica, per esempio quella del Fmi – spiega Draghi – fornisce argomentazioni convincenti che la disciplina imposta da autorità sovranazionali può facilitare il dibattito sulle riforme a livello nazionale”.

In altre parole, le riforme politicamente costose, se imposte dall’Ue avrebbero maggiori chance di successo. L’accento sulle riforme non smuove la Bce dal suo appello al risanamento dei bilanci, proprio mentre a Bruxelles si è appena concluso un serrato negoziato per rendere le regole più flessibili.

Per Draghi “è di considerevole rilevanza e importanza” che l’Europa abbia fatto progressi rafforzando quelle regole con il Fiscal Compact: ora bisogna applicarle, perché, dice il presidente della Bce, annacquare il consolidamento vorrebbe dire darsi la zappa sui piedi: “L’alto debito” rende quasi tutti gli Stati vulnerabili, aumentando la probabilità di cadere in uno squilibrio in cui “alti tassi inducono il default”.

Parole forti per la Bce, che quasi tre anni fa impedì il collasso dell’euro promettendo di fare “qualsiasi cosa” per impedire la fuga dal debito dei Paesi sotto stress. Draghi, divenuto di fatto il principale garante della tenuta dell’euro, avverte il rischio che la calma apparente, creata da una Bce che sta guadagnando tempo ai governi, abbassi l’asticella delle riforme e affievolisca la volontà di ridurre i debiti.

Naturale il richiamo a Padoa-Schioppa, ex consigliere esecutivo della Bce oltre che ministro dell’Economia italiano:

“Il nostro futuro – dice Draghi ricordando l’ex collega a Londra – è in una maggiore integrazione, non nella ri-nazionalizzazione delle nostre economie. Sospetto che Tommaso sarebbe stato d’accordo”.

La strada sembra tracciata: integrazione monetaria, di bilancio e, ora, anche sulle riforme per la crescita.