Romania in festa: 20 anni fa la caduta di Ceausescu

Pubblicato il 16 Dicembre 2009 15:22 | Ultimo aggiornamento: 16 Dicembre 2009 16:06

Timisoara festeggia sulle note dei canti natalizi la caduta del dittatore rosso, Nicolae Ceausescu, che ha brutalizzato per 24 anni la Romania.

Proprio in questa città della Transilvania nel dicembre del 1989 si è accesa la scintilla della rivolta, proprio qui gli abitanti hanno difeso un pastore dissidente di etnia ungherese, Laszlo Toekes, minacciato di trasferimento forzato, si sono scontrati duramente con la polizia.

È stata un’escalation di violenza inaudita, gli agenti hanno cominciato a sparare sui manifestanti senza criterio, da quel momento sono iniziati sei giorni di duri combattimenti. Poi la rivolta sanguinaria in poche ore si sposta a Bucarest.

Nell’agitazione popolare che rovesciò il regime comunista del dittatore Ceausescu, succeduto nel 1965 al “servo di Mosca” Gheorghe Gheorghiu-Dej, più di 1.000 persone hanno perso la vita.

Vent’anni dopo la Romania rievoca i giorni che hanno mandato in frantumi il sistema rosso, fatto di oppressione e miseria. Commosso l’ex presidente Emil Constantinescu, in carica dal 1996 al 2000: «Sono qui per coloro che hanno combattuto e sono morti per gli ideali che la vita cambia in Romania e ha scritto una pagina di eroismo nella storia della Romania. A Timisoara c’è stata una rivoluzione completa e rimarrò fedele a questi principi per il resto della mia vita».

Il sindaco di Timisoara, Gheorghe Ciuhandru, si è detto fiero che la rivolta sia cominciata proprio nella città al confine occidentale rumeno con l’Ungheria e la Serbia , di cui adesso è alla guida: «A coloro che sono nati liberi, dico che le cose erano cambiate in questa rivoluzione. Noi abbiamo la libertà di espressione, la libertà di movimento e il diritto alla proprietà privata».

Le sue parole però non nascondono un’amarezza radicata: «Vent’anni dopo che Ceausescu è stato rovesciato e giustiziato, la Romania è viziata da bugie, manipolazione, odio e povertà diffusa».

Ceausescu e sua moglie Elena sono stati giustiziati il giorno di Natale del 1989. Il suo regno brutale è stato sostenuto dalla Securitate che contava su un esercito di circa 700.000 informatori – circa 1 su 20 rumeni – tutti impegnati a soffocare ogni segno di dissenso. Verso la fine dell’era Ceausescu, i rumeni non riuscivano più a vivere e hanno sofferto per il razionamento: anche le banane e arance erano diventate un lusso.

Oggi la Romania è ancora strozzata dal debito – con obbligazioni estere di quasi il 78 miliardi di euro (113 miliardi dollari). Anche se ha aderito all’Unione europea nel 2007, la nazione rimane profondamente turbata, impantanata in una profonda recessione, e paralizzato da lotte politiche, la corruzione rappresenta una piaga profonda.