Russia, il gioco dietro la cacciata del ministro Kudrin

di Maria Elena Perrero
Pubblicato il 26 Settembre 2011 19:49 | Ultimo aggiornamento: 26 Settembre 2011 20:06

Aleksei Kudrin

MOSCA – Alla fine il ministro dell’Economia russa Aleksei Kudrin è stato dimissionato. Dopo Mikhail Prokhorov, abortito leader del partito Giusta Causa, ora anche Kudrin ha pagato il suo contrasto alla nuova corsa al Cremlino dell’attuale premier Vladimir Putin.

Incoronato “ministro delle finanze dell’anno 2010” dal mensile economico Euromoney, con la sua politica riformatrice per cercare di portare la Russia nel World Trade Organization, a Kudrin non è bastato essere cresciuto politicamente nell’entourage del sindaco di Pietroburgo Anatoly Sobchak, spalla a spalla con Putin e l’attuale – ancora per poco – presidente Dmitri Medvedev.

La crisi globale non ha risparmiato la R dei Brics, con il crollo del rublo e la conseguente corsa al dollaro. Ma non è certo questo che ha portato alla “defenestrazione” metaforica del ministro. Al presidente Medvedev, già proclamato (da Putin, ovviamente) capolista del partito Russia Unita alle legislative di dicembre, non è piaciuta quella presa di posizione contro un proprio ipotetico, possibile, probabile futuro ritorno alla Casa Bianca moscovita da primo ministro.

Abituato a lavorare vicino a Putin, prima a San Pietroburgo con Sobchak, poi, in questi quattro anni, con Putin come numero uno del consiglio dei ministri, Kudrin non ha accettato di dover presto riferire a Medvedev. L’uomo forte nella Russia del dopo Eltsin è Putin. O forse, come dicono alcuni, non sperava di essere lui il prossimo premier.

Medvedev – questo week-end sono arrivate le conferme – era soltanto un alter ego per consentire a Putin un percorso politico continuo restando nella costituzionalità, che non ammette più di due mandati consecutivi.

Adesso si vedrà chi prenderà il posto di Kudrin. Di certo, però, dovrà essere qualcuno che faccia come lui, per poter mantenere la promessa di una crescita annuale del 7 per cento attraverso nuove tasse anche all’industria petrolifera. E per non far rivivere alla Russia l’incubo del 2008.