Scozia, niente indipendenza. Piangono i secessionisti d’Europa

di Maria Elena Perrero
Pubblicato il 19 settembre 2014 15:15 | Ultimo aggiornamento: 19 settembre 2014 17:24

ROMA – In Scozia vince il no, Bruxelles e Londra brindano e i secessionisti d’Europa piangono. Se il referendum per l’indipendenza avesse rispecchiato le intenzioni di voto annunciate prima che le urne si aprissero, si sarebbe avuto un precedente storico per catalani, fiamminghi ed indipendentisti tutti. Ma il Regno Unito ha vinto, le promesse del trio David Cameron-Ed Miliband-Nick Clegg hanno avuto la meglio sulle prospettive da sogno di Alex Salmond, premier del governo autonomo di Edimburgo.

A festeggiare non è solo la regina Elisabetta, che in silenzio sperava di mantenere intatto il suo Regno, la sterlina e le Borse. A festeggiare è anche Bruxelles e tutti i suoi Paesi membri, chi più chi meno.

Il voto del 18 settembre è un segnale forte dopo il voto europeo del 25 maggio. Allora i veri vincitori erano stati i partiti nazionalisti, anti-europei e talvolta xenofobi: dal Front National di Marine Le Pen all’Ukip di Nigel Farage, passando per la tedesca Alternative fur Deutschland. Adesso le urne segnalano una mano tesa all’unità, seppure con Londra e non con Bruxelles.

I secessionisti d’Europa piangono, ma non troppo. Il risultato scozzese resta non di poco conto. Lo sottolineano soprattutto i catalani, che si aggrappano a quel 45% di sì scozzesi e restano intenzionati ad andare avanti sulla strada dell’indipendenza. Peccato, dicono, che la Costituzione spagnola non consenta un referendum come quello scozzese. Ma loro non si arrendono. Del resto l’unica (per fortuna) guerra in Europa è proprio una guerra di indipendenza, a modo suo. Non da Londra ma da Kiev. 

Immagini durante e dopo il referendum e prima pagine dei giornali britannici e non (foto Ansa)