La Serbia verso la Europa, ma la Ue vuole la cattura di Mladic. Chi lo ha coperto a Belgrado?

Pubblicato il 26 Ottobre 2010 9:26 | Ultimo aggiornamento: 26 Ottobre 2010 9:26

Ratko Mladic

Il via libera c’è, almeno in linea di principio, ma le condizioni non sono delle più agevoli. Lunedì 25 ottobre, infatti, i 27 ministri degli esteri della Ue hanno “sbloccato” la domanda di adesione della Serbia all’Unione europea. I prossimi due step dovrebbero essere, nel 2011 l’ottenimento dello status ufficiale di “Paese candidato membro” e nel 2012 l’adesione formale.

Non tutto è liscio, però. In ballo c’è sempre la questione della collaborazione della Serbia con il Tribunale penale internazionale dell’Aja. L’Europa vuole la cattura  Ratko Mladic e Goran Hadzic, gli ultimi capi militari serbi ricercati per crimini di guerra. E il sospetto che non sia stato fatto di tutto per prenderli è forte. Quello che è successo a Genova, durante l’incontro di calcio non giocato tra Italia e Serbia, è una manifestazione dell’atteggiamento di una parte consistente del Paese slavo rispetto a questioni irrisolte come quella del Kosovo.

Il presidente serbo Boris Tadic ha assicurato che il governo “porterà a termine i suoi impegni”. Ovvero catturare Mladic “anche se il Tribunale dell’Aja dovesse cessare di funzionare domani, poiché ciò costituisce un nostro obbligo morale nei confronti delle vittime, e poiché questo è il solo modo di arrivare alla riconciliazione fra i popoli della nostra regione”. Impresa non facile perché, spiega il presidente, Mladic non è un fuggitivo normale ma un militare di grande esperienza.

Ratko Mladic, il generale serbo accusato del genocidio di Srebrenica e in fuga da 15 anni, ha vissuto  per 18 mesi, in un quartiere povero di Novi Beograd, al 118 di Jurij Gagarin, appartamento numero 20 d’una torre alta 14 piani. L’ha raccontato in un processo una delle sue guardie del corpo, Jovan Drogo. Nella stessa via, solo un chilometro più in basso verso l’aeroporto — al 267, condominio 45 — viveva l’altro grande fuggiasco, Radovan Karadzic, che è invece stato arrestato.

Sul Corriere della Sera, Mara Gergolet descrive così il rifugio di Mladic: “Ma è solo entrando nel condominio 118 che si ha l’idea di un fortino. Cinque piani di scale buie prima d’arrivare al «20», porte che sbattono e nessuno che esce, chi incontri nei corridoi fila dritto come un’ombra. Sembra un codice condiviso, meglio non impicciarsi degli affari altrui. E infatti, dietro alla porta che fu di Mladic, la tv è accesa: ma i nuovi inquilini Natalija e Milorad Miluvanovic non sentono bussare. Aprono, invece, a sinistra, i signori Recic, ben oltre i 70 anni, e per farti capire devi urlare: «Sì, abbiamo letto sui giornali». Sorridono. «Sì, viviamo qui da 30 anni, 2 stanze e mezzo, 80 euro al mese (Mladic ne pagava 400, ndr)». «No, grazie, benvenuti sulla porta, ma non si può entrare a vedere». Piuttosto, colpisce la disposizione dell’appartamento «20»: in cima alla rampa di scale, la porta con il vetro rotto a sbarrare un’uscita sicurezza, in basso vie di fuga a destra e sinistra, mentre un cecchino dall’alto può coprirti la corsa. Un garage sotterraneo. Certamente, questo non è un lavoro logistico da dilettanti. Se Hollywood dovesse sceneggiare un film a Belgrado, è qui che metterebbe la casa del gangster”.

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