Spagna, premier Sanchez accusato di aver copiato la tesi di dottorato

di redazione Blitz
Pubblicato il 14 settembre 2018 16:24 | Ultimo aggiornamento: 14 settembre 2018 16:27
Spagna, premier Sanchez accusato di aver copiato la tesi di dottorato

Spagna, il premier Pedro Sanchez (Ansa)

MADRID – Giuseppe Conte è stato accusato di aver scritto collaborazioni che non ci sarebbero state sul suo curriculum. L’ex ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli è stata invece criticata per aver svolto quel ruolo, senza avere la laurea in tasca. Accusa simile anche al responsabile Scuola della Lega, Mario Pittoni, messo a capo della Commissione Istruzione avendo solo la terza media. Questo quanto accaduto, in Italia, ad alcuni politici di spicco di più o meno di tutti gli scheramenti. In Spagna però, se le accuse venissero confermate, le cose sembrerebbero andare anche peggio: il premier socialista Pedro Sanchez è stato infatti accusato di plagio per la sua tesi di dottorato all’Università (privata) Camilo Josè Cela di Madrid sulle “Innovazioni della diplomazia economica spagnola”.

Il caso è scoppiato per un articolo del quotidiano conservatore spagnolo Abc e arriva dopo che già la ministra della Sanità dell’esecutivo di minoranza, Carmen Monto’n, si era dovuta dimettere per aver copiato gran parte della tesi del suo master. “E’ chiaramente falso” che la tesi del dottorato sia un plagio, si difendono dall’ufficio del premier con una nota in cui Sanchez annuncia che, “a meno che non vi sia rettifica delle informazioni pubblicate”, intraprenderà un’azione legale a difesa del suo onore e della sua dignità.

Il quotidiano Abc insiste nell’accusa, dopo aver esaminato lo scritto dell’attuale premier e avervi trovato numerosi plagi. “Dopo un’analisi esauriente, in cui abbiamo utilizzato strumenti informatici per rilevare il plagio, questo giornale ha confermato l’esistenza di decine di scorciatoie che costituiscono quella che viene definita ‘mancanza di integrità accademica’ secondo alcuni esperti universitari consultati”, aggiunge.

Secondo Abc, Sanchez “ha copiato interi paragrafi di altri autori pubblicati anni prima. Tra questi ci sono gli economisti Julio Cervino e Jaime Rivera, professori dell’Università Carlos III di Madrid, in particolare un articolo che avevano pubblicato appena cinque anni prima della presentazione della tesi di Sa’nchez”, nel novembre 2012. Inoltre, “il presidente del Governo ha copiato e incollato il contenuto dei rapporti ufficiali senza virgolettarli, inclusa una presentazione in Powerpoint del ministero dell’Industria di Miguel Sebastia’n”. Non è tutto: “Ha anche commesso quello che viene chiamato autoplagio o contenuto duplicato, inserendo due articoli nella sua tesi che aveva pubblicato mesi prima su riviste scientifiche con un altro professore”, conclude Abc.

Il leader di Ciudadanos, Albert Rivera, gli aveva chiesto ieri, durante la sessione plenaria del Congresso, di rendere pubblica la tesi considerando che ci sono “ragionevoli dubbi” sulla pubblicazione dell’opera e per porre fine ai “sospetti” a riguardo. La tesi di Pedro Sa’nchez ha 342 pagine ed è custodita nella biblioteca dell’Università Camilo Josè Cela, nella città di Villanueva de la Canada, Madrid, dove è possibile consultarla dopo aver compilato un modulo, ma senza fare copie. Ieri sono state segnalate file di giornalisti davanti alla biblioteca.

Secondo El Pais (https://elpais.com/politica/2018/09/14/actualidad/1536920714_591598.html), quotidiano di sinistra e tra i più letti in Spagna, la tesi di Sanchez sarebbe legale. Il giornale nota però che la commissione dell’Università privata Camilo Josè Cela che ha esaminato il lavoro dell’attuale premier spagnolo era molto discutibile dal punto di vista accademico. Secondo il giornale si trattarebbe di una commissione giudicata “mediocre”. A dirlo un professore che ha preferito non essere nominato.

Secondo il docente, nell’università in cui si è laureato Sanchez per far parte di una commissione esaminatrice serve come requisito minimo essere un professore ordinario e avere un periodo di ricerca lungo sei anni. “Tutti sanno che [questi requisiti non basterebbero] in un’università pubblica che abbia un minimo di prestigio” conclude il professore.