Politica Europa

Storica stretta di mano a Trieste tra i presidenti di Italia, Croazia e Slovenia

Il simbolo più forte dello storico incontro a Trieste dei presidenti di Italia, Slovenia e Croazia è l’immagine di Giorgio Napolitano, Danilo Turk e Ivo Josipovic che si stringono le mani e le alzano poi in alto tutti insieme davanti ai fotografi. L’incontro è avvenuto ieri sera, 13 luglio, nell’ambito di una serata corredata anche da un concerto diretto dal maestro Riccardo Muti, alla quale hanno assistito migliaia di persone.

Nella sede della prefettura giuliana i tre presidenti si sono incontrati per colloqui: era il loro primo incontro a Trieste.

La serata ha una rilevanza simbolica perchè unisce tre Paesi storicamente divisi da guerre. A fare da scenario, Trieste: luogo di frontiera per eccellenza, terra d’incontro, per una sera, anche tra sloveni e croati, divisi a lungo da conflitti quando la ex Jugoslavia si sfaldò.

Proprio per ricordare (e possibilmente pacificarsi) con quel passato, al termine dei colloqui, Napolitano, Turk e Josipovic si sono recati insieme all’ex Hotel Balkan, sede del Narodni dom, la Casa del popolo, incendiata dai fascisti proprio il 13 luglio di 90 anni fa, e al Monumento all’esodo, eretto nel 2004 in piazza Libertà, di fronte alla stazione ferroviaria, ”in ricordo dei 350.000 esuli italiani dall’Istria, da Fiume e dalla Dalmazia”.

In serata, nella storica piazza dell’Unità d’Italia, la più grande d’Europa con affaccio sul mare, i tre Presidenti hanno assistito al concerto di Riccardo Muti ”Le vie dell’amicizia”. Il maestro Muti ha diretto un ensemble di 360 giovani di Italia, Slovenia e Croazia in un concerto che ha previsto, dopo i tre inni nazionali, musiche di un autore sloveno, Andrej Misson, un croato Jakov Gotovac e dell’italiano Luigi Cherubini.

Al termine del concerto il maestro Muti ha invitato sul palco i tre presidenti e ha detto loro: “Spero che quello che noi abbiamo fatto stasera con questi giovani possiate portarlo avanti voi, ma sempre con i giovani”.

Muti nel pomeriggio aveva detto: «Questi giovani si sono incontrati in uno spirito di assoluta fratellanza, comprensione e amore, uniti dalla volontà di avere un futuro dove orrori, guerre, tragedie scompaiano. Lo spirito dell’uomo è molto più ragionevole, travalica le possibilità della parola, col sentimento si raggiungono obiettivi che le parole non sono capaci di ottenere”. 

E ancora: “Niente può arrestare la forza della gioventù. I ragazzi  hanno fatto subito amicizia, a Ravenna hanno anche mangiato la pizza assieme. La pizza è italiana, che ci possiamo fare, non conosco quella slovena…». E il risultato politico? I tre presidenti a Trieste per la prima volta assieme?

Risposta di Muti: «Io non mi faccio carico di onori che non merito  il primo riconoscimento va ai presidenti, e al presidente Napolitano in primo luogo, che ha preso subito molto a cuore l’idea».

Muti ha anche ricordato le precedenti «Vie dell’amicizia», tutte in città tormentate da vicende sanguinose e violente, intrecciate con un millenario odio razziale: «Ogni concerto ha una sua storia: la prima volta a Sarajevo nel 1997 fu drammatico, arrivammo con aerei militari, sotto le bombe. A Gerusalemme ci fu la Messa da Requiem di Verdi con israeliani e palestinesi, e a New York subito dopo ”G round Zero”».

A giudicare dal dopo, non tutti i concerti hanno portato al risultato sperato, se non là dove le condizioni politiche e economiche lo avrebbero comunque determinato. La pace di Gerusalemme non dipende da un concerto, ma da un contesto internazionale dove pace è solo una parola vuota.

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