Turchia, Corte Strasburgo: via religione da carta d’identità

Pubblicato il 2 Febbraio 2010 17:38 | Ultimo aggiornamento: 2 Febbraio 2010 17:38

La voce religione sulla carta d’identità vìola la libertà dei cittadini turchi. Lo ha decretato la Corte europea dei diritti dell’uomo che ha chiesto ad Ankara di intervenire per il rispetto dell’ articolo 9 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

La sentenza è stata pronunciata accogliendo il ricorso presentato nel 2005 da Sinan Isik, un cittadino turco membro della comunità religiosa alevi.  Per i giudici di Strasburgo la violazione non deriva però dal rifiuto di indicare la religione del ricorrente, ma dal fatto stesso che questi documenti contengano l’indicazione della religione del titolare. Dal 2006, infatti, è decaduto l’obbligo di riempire la voce, che può quindi essere lasciata in bianco.

Strasburgo però si è opposta alle richieste di otto curdi riguardo al rifiuto di Ankara di inserire nei registri ufficiali nomi contenenti le lettere q,w,x. Per la Corte non costituisce una violazione del diritto al rispetto alla vita privata e familiare né una forma di discriminazione nei confronti dei curdi.

In base alle legge in vigore in Turchia, l’alfabeto è formato da 29 lettere (tra cui non ci sono q, w, x) e solamente queste possono essere utilizzate nei documenti ufficiali.