Ucraina referendum, plebiscito indipendentista a Donetsk e Lugansk

di Maria Elena Perrero
Pubblicato il 12 Maggio 2014 9:35 | Ultimo aggiornamento: 12 Maggio 2014 9:35
Ucraina referendum, plebiscito indipendentista a Donetsk e Lugansk

Donne al voto in Ucraina dell’est (Foto Lapresse)

ROMA – In Ucraina il referendum sull’indipendenza delle regioni orientali di domenica 11 maggio è stato, come atteso, un plebiscito: nella regione di Donetsk ha votato sì l’89% degli elettori, contro il 10% dei no, in quella di Lugansk i voti a favore sono stati il 95%. Alta anche l’affluenza, intorno al 70%.

E mentre il presidente ucraino ad interim, Oleksandr Turcinov, bolla le consultazioni come una “farsa di propaganda senza conseguenze giuridiche” e l’Occidente parla di voto “illegale”, gli Ucraini dell’est si interrogano sul significato di questo referendum. Le due regioni seguiranno davvero la strada della Crimea verso Mosca? O useranno il voto solo per reclamare una più ampia autonomia dal governo centrale di Kiev?

Il quesito a cui hanno risposto i cittadini dei due Oblast non era chiarissimo. Diceva semplicemente: “Sostieni l’azione di auto-governo della Repubblica Popolare di Donetsk/Lugansk”?. E molti hanno votato sì pensando solo ad una maggiore autonomia.

Certo è che dopo la Crimea, già base navale sul ed unico sbocco sul Mar Nero (e quindi verso il Mar Mediterraneo) della Russia, ora il Cremlino ha avvicinato a sé il ricco bacino metallurgico-minerario del Donbass, che da solo vale il 20% del prodotto interno lordo ucraino, e due regioni in cui vive il 15% della popolazione nazionale.

 

Così dopo Kiev molti Paesi dell’ex Unione Sovietica stanno rapidamente passando da un rapporto amichevole con la Russia ad una spiccata diffidenza. In Moldavia le autorità hanno sequestrato al vicepremier russo Dmitri Rogozin, in partenza da Chisinau, una petizione in cui la Transnistria, regione autoproclamatasi Repubblica indipendente nel 1990, chiedeva a Mosca un “aiuto” come quello dato alla Crimea per entrare nella sua orbita.

Proprio in Transnistria, nella capitale Tiraspol, Rogozin era andato a presenziare alla parata del Giorno della Vittoria dell’Armata Rossa su nazifascismo, mentre il presidente Vladimir Putin faceva lo stesso prima a Mosca e poi a Sebastopoli, in Crimea.

Tornando in patria, l’aereo di Rogozin ha dovuto fare un ampio giro per la chiusura dello spazio aereo di Ucraina e Romania. Su twitter il vicepremier russo ha scritto: “La prossima volta volerò a bordo di un Tupolev Tu-160”. Scherzo. O forse no.