Ue a Italia: “Ok flessibilità ma impegni vanno rispettati”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 19 Gennaio 2015 14:16 | Ultimo aggiornamento: 19 Gennaio 2015 14:16
Pierre Moscovici

Pierre Moscovici

BRUXELLES – Va bene la flessibilità, ma l’Italia deve mantenere l’impegno: ovvero ridurre nel 2015 il rapporto deficit/Pil dello 0,25%.

Il che significa ridurre le spese e possibilmente aumentare la produzione, creare lavoro dove c’è disoccupazione, fare tagli se non si vogliono adottare nuove tasse. Un impegno che l’Europa si aspetta e pretende in cambio, appunto, di una certa flessibilità sui conti italiani.

Questo dice il commissario Ue agli affari economici Pierre Moscovici, francese. L’analisi sul bilancio italiano che la Commissione Ue farà a inizio marzo “si baserà sulla nuova flessibilità”, ma “lo sforzo richiesto di 0,25 va comunque rispettato” ed entro questa settimana devono arrivarci “i dati su bilancio, riforme e sforzi” previsti, ha detto alla stampa italiana.

Il commissario agli affari economici ha spiegato che “dobbiamo ricevere entro questa settimana, prima della finalizzazione delle previsioni economiche che presento il 5 febbraio, le informazioni relative alle analisi economiche e di bilancio italiane, oltre agli impegni su riforme”. La scadenza è dettata dalla necessità della Commissione di includere i dati aggiornati nelle prossime stime.

Con Roma, spiega, “sono in corso scambi tecnici e ci sarà una seconda missione tecnica a Roma prima della fine del mese”. Sull’utilizzo della flessibilità non c’è alcun dubbio: “La nostra analisi si farà a inizio marzo e si baserà sull’applicazione della flessibilità”

Per l’Italia, spiega Moscovici, “lo sforzo richiesto passa da 0,5 a 0,25, che è già un progresso e che va rispettato. L’Italia può beneficiare delle tre clausole, quella per investimenti, quella per le riforme e quella per l’aggiustamento ciclico”, che di fatto ha già ridotto lo sforzo richiesto a causa della recessione. Ma il commissario sottolinea che “potenzialmente” ha accesso alle tre clausole, perché per avervi accesso servono “riforme e investimenti”. Se l’Italia non farà lo sforzo strutturale richiesto, Bruxelles può sempre giocare la carta delle sanzioni che però “sono sempre una sconfitta, lo scopo della Commissione non è punire ma convincere, vogliamo avere un dialogo costruttivo” con il Governo.