Ue, braccio di ferro tra Merkel e Macron per il dopo Juncker alla Commissione europea

di redazione Blitz
Pubblicato il 28 maggio 2019 23:48 | Ultimo aggiornamento: 28 maggio 2019 23:48
Ue, braccio di ferro tra Merkel e Macron per il dopo Juncker alla Commissione europea

Ue, braccio di ferro tra Merkel e Macron per il dopo Juncker alla Commissione europea (Foto Ansa)

BRUXELLES – Braccio di ferro tra la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese Emmanuel Macron per il dopo Juncker alla presidenza della Commissione europea. Il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, punterebbe su una donna, ma la lotta per il massimo scranno dell’Unione è aperta.

 Tusk, che vuole una scelta per il leader della Bce indipendente dalla politica, ha aperto le consultazioni a tutti i livelli e nulla è escluso, ma neppure scontato, perché come ribadisce il capo dell’Eliseo, “non ci sarà automatismo per la procedura sul candidato di punta”.

A 48 ore dal voto, da cui è emersa “un’Europa più forte” grazie anche al “vaccino della Brexit”, gli alleati di sempre mettono in campo strategie, tattiche e alleanze per due concetti diversi di Europa: a difesa dello status quo Merkel; per spingere il suo programma di riforme Macron.

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Per la prima volta in oltre vent’anni le elezioni di domenica hanno infranto il duopolio dei popolari e dei socialisti, che insieme non hanno più la maggioranza, aprendo così una fessura su cui Macron si è già incuneato, forgiando un drappello progressista per trattare da una posizione di forza con la cancelliera. Per mettere insieme una coalizione stabile, al Ppe e ai S&D ora occorre l’appoggio dei Liberali (Alde) o dei Verdi, o di tutt’e due insieme. Ma ogni soluzione, qualunque sarà, avrà il suo scotto da pagare. E in questo caso il prezzo è una delle poltrone chiave delle istituzioni europee.

Le geometrie sono variabili, così come gli schieramenti in campo, da cui – almeno per il momento – l’Italia sembra tagliata fuori, perché M5s e Lega non appartengono a nessuna delle grandi famiglie politiche che dirigono i giochi. Ma il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha ribadito che “l’Italia è un grande Paese ed ha le chance ed è determinata ad avere il ruolo che merita”.

Il premier, fuori dal balletto degli incontri a margine del vertice di Bruxelles, ne ha parlato lunedì con Merkel: come Paese fondatore e potenza economica, Roma vuole un commissario di peso, se possibile in un ruolo economico. Nel governo non se n’è ancora formalmente parlato, ma si citano concorrenza e agricoltura, e si fanno i nomi dei leghisti Giancarlo Giorgetti e Massimo Garavaglia. Ma anche del ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi, benché paia difficile scoprire la Farnesina in questa fase.

Il lavoro sottotraccia è comunque frenetico e nelle ore che hanno preceduto il summit straordinario convocato dal presidente del Consiglio europeo Donald Tusk si sono moltiplicate le girandole di bilaterali, mentre dal Parlamento europeo è emersa una maggioranza a favore del sistema dello Spitzenkandidat: il metodo secondo cui il candidato di punta indicato dalla famiglia politica vincente al voto ottiene la massima carica dell’esecutivo comunitario. Cioè Manfred Weber, campione dei popolari.

Ma la strada del bavarese è tutta in salita. La famiglia dei liberali dell‘Alde all’Eurocamera ha votato contro il metodo del candidato di punta, azzoppando Weber, che al Consiglio europeo si è trovato anche orfano di uno dei suoi principali sponsor: il cancelliere austriaco Sebastian Kurz, caduto dopo la bufera dell’Ibiza-gate. Nelle stesse ore i premier olandese Mark Rutte e belga Charles Michel, investiti del negoziato per i top job dai capi di Stato e di governo liberali che siedono al Consiglio europeo, hanno incontrato a pranzo Macron e gli sherpa dei leader socialisti, lo spagnolo Pedro Sanchez e il portoghese Costa, per unire le forze e confrontarsi su possibili alternative a Weber.

Sanchez e Costa ne sono riemersi ribadendo il sostegno al candidato di punta dei S&D, il vicepresidente vicario della Commissione europea Frans Timmermans. Mentre i liberali, con Rutte ed il lussemburghese Xavier Bettel, hanno mostrato una tiepida insistenza su uno dei loro Spitzenkandidat, la danese Margrethe Vestager. Ma cova il fuoco sotto la cenere e Macron è tornato all’attacco sulla necessità di guardare oltre i nomi indicati dalle famiglie politiche. Posizione appoggiata anche dai Visegrad. A spingere sul nome di Weber, a fianco della tedesca Merkel, sono stati il croato Andrej Plenkovic e il bulgaro Boris Borissov, decisi a difendere il tedesco finché sarà possibile. Cioè fino al prossimo vertice europeo di fine giugno, quando le decisioni dovranno essere prese in vista dell’insediamento della nuova Eurocamera e dell’elezione del suo presidente a luglio. (Fonte: Ansa)