Ultimatum Ue ore 12, Italia risponde: “Coscienti di essere fuori”. E promette: se va male torniamo indietro

di Redazione Blitz
Pubblicato il 22 ottobre 2018 13:24 | Ultimo aggiornamento: 23 ottobre 2018 1:27
Ultimatum Unione Europea ore 12, Italia risponde: "Coscienti di essere fuori". E promette: se va male torniamo indietro.

Ultimatum Ue ore 12, Italia risponde: “Coscienti di essere fuori”. E promette: se va male torniamo indietro.

ROMA – Ultimatum ore 12, ultimatum della Commissione Ue al governo italiano, ultimatum per avere una risposta sulla Manovra del Popolo come la chiama il governo di Roma. Ultimatum che poneva tre domande: dove pendete i soldi per la nuova ingente spesa? Chi paga? E come assicurate che non è solo spesa assistenziale ma anche investimenti che possono far crescere il Pil? E puntuale alle 12 l’Italia per mano e voce del ministro Tria ha risposto.

Nella lettera ufficiale inviata da Tria ministro dell’Economia del governo italiano c’è scritto che il governo è appunto “cosciente” di essere andato fuori dei parametri e delle aspettative europei. Tria non lo scrive e non lo dice esplicitamente ma è un’ammissione (non poteva essere diversamente) di aver volutamente violato e disatteso gli impegni presi non dai governi di prima ma da questo stesso governo, non più tardi di giugno 2018. Il governo italiano aveva detto alla Commissione ed era andato a dire in giro ai mercati e agli investitori che il deficit 2019 sarebbe stato tra l’1,6 per cento e il due per cento al massimo. Il deficit il governo italiano l’ha fissato al 2,4 per cento. E non è per nulla detto che alla fine riesca a fermarsi lì.

Alla Commissione Europea, l’organismo incaricato di far rispettare i patti, il governo di Roma dice di essere appunto “cosciente” di aver violato i patti. Ma aggiunge di averlo fatto per una buona, anzi per la miglior causa: per il benessere economico dei suoi cittadini. Argomento che appare fortissimo alla pubblica opinione interna, italiana. Argomento che risulta ostico e indigeribile alle pubbliche opinioni degli altri paesi della Ue, capaci, capacissime anch’esse di declinare il “prima noi”.

Tria aggiunge altra cosa, nella speranza che alla Ue ci credano e ci sperino. Aggiunge che se va male, se non funziona, il governo italiano tornerà indietro. Che vuol dire se va male, non funziona? Il governo italiano scommette, è certo che, spendendo di più e spandendo così tra pensioni a 62 anni e 780 al mese di Stato a milioni di cittadini, il Pil italiano, la ricchezza prodotta aumenterà almeno dell’1,5 per cento nel 2019. E così deficit e debito nuovi saranno sopportabili e compatibili.

Nessun istituzione privata o pubblica che osservi, studi, intervenga in Occidente sull’economia condivide o ritiene neanche sostanzialmente possibile questa previsione. Non il Fmi, non l’Ocse, non la Bce, non la Ue, non Bankitalia…Ma Conte, Di Maio, Salvini sono sicuri, certi, non hanno dubbi.

Tria va a dire alla Ue, lo mette per iscritto: non temete, non sfasceremo i conti nostri e tutti perché, se il Pil non va come diciamo noi, non è che facciamo schizzare il deficit al 3 o 4 per cento per mantenere le pensioni a 62 anni e il reddito di cittadinanza. La Ue potrebbe crederci e fidarsi. Peccato che già a giugno si era fidata di quel che diceva Tria. Salvo scoprire a ottobre che quel che dice Tria può contare come coppe quando regna bastoni, dove i bastoni sono Di Maio e Salvini.