Elezioni in Ungheria: destra data per vincente

Pubblicato il 9 Aprile 2010 19:24 | Ultimo aggiornamento: 9 Aprile 2010 19:24

Budapest - Parlamento

Ultimi sgoccioli della campagna elettorale in Ungheria ma, di fatto, stando a tutti i sondaggi, esito scontato al voto domenica: disfatta della sinistra, vittoria schiacciante dei conservatori, e forte affermazione dell’estrema destra xenofoba del partito Jobbik, che per la prima volta dovrebbe riuscire a superare lo sbarramento del 5% e entrare in Parlamento (è accreditato fino al 20% dei voti).

Alla mezzanotte di oggi si chiude una campagna elettorale peraltro noiosa e stanca. Da settimane gli elettori sembrano conoscere in anticipo il verdetto delle urne: dopo otto anni all’opposizione, tornerà al potere l’ex premier conservatore Viktor Orban (47), leader carismatico di Fidesz (Federazione Giovani Democratici). Stando ai sondaggi potrebbe ricevere una maggioranza di fino a due terzi che gli consentirebbe agilmente di dar vita a un governo monocolore e di cambiare anche la Costituzione in Parlamento.

Viceversa i socialisti, al governo per otto anni con i premier Peter Medgyessy, Ferenc Gyurcsany e Gordon Bajnai, saranno drammaticamente ridimensionati (20%), penalizzati da una serie di scandali di corruzione e dalla politica di rigore seguita negli ultimi tre anni, soprattutto con la crisi. Orban è talmente sicuro di vincere che si è anche rifiutato di andare al tradizionale dibattito tv che si svolge prima di ogni elezione. «Il tempo delle discussioni inutili è ormai passato, è l’ora di cambiare tutto», ha detto. La sua speranza è che Fidesz diventi una forza senza rivali che governerà il Paese nei prossimi 15-20 anni. Agli elettori Orban ha anche fatto molte promesse: «rimettere in piedi l’economia»,«risanare il sistema sanitario barcollante», «rafforzare la sicurezza pubblica», «creare un milione di nuovi posti di lavoro in dieci anni» e una «riduzione sostanziale delle tasse».

Gli istituti demoscopici prevedono un’affluenza bassa (circa 53%): tre milioni di voti a Fidesz (57%), socialisti precipitati al secondo posto col 20%, seguiti dal partito di estrema destra Jobbik di Gabor Vona (32), che potrebbe strappare un risultato record del 15%-20%. Molti elettori di sinistra, delusi dal governo, non andranno a votare. I liberali, alleati di governo dei socialisti, non sono nemmeno più sulle liste perché non si sono presentati. I loro voti saranno in parte intercettati da una nuova formazione, il piccolo partito verde-garantista “Politica Diversa” (Lmp) e dal Foro democratico (Mdf), con un programma serio di riforme. Dubbio comunque che i due partiti ce la facciano a superare lo scoglio del 5%: se fallissero sarebbe un peccato per la democrazia in Ungheria in un momento in cui i rigurgiti razzisti e nazionalisti hanno forte congiuntura nel Paese.

La grande novità, secondo gli osservatori, sarà l’ arrivo in scena di Jobbik che promette “20 anni per i 20 anni”, cioé 20 anni di carcere per i politici che hanno governo dalla svolta democratica in Ungheria. Jobbik è contro i ‘comunisti’, ovvero i socialisti, ma anche contro Fidesz di Orban ritenuta “troppo liberale”. Vuole rimettere le lancette indietro a prima del 1989: rinegoziare l’adesione all’Ue, rafforzare lo Stato, ripristinare il corpo dei gendarmi, cacciare le multinazionali, ma anche gli ebrei e gli “tzigani” (rom). “L’Ungheria agli ungheresi!” è il motto di Jobbik che miete consensi nel Paese, e si teme possa fare scuola in tutta l’Europa dell’est.