Vertice Ue, le Borse festeggiano il successo italiano su spread e banche

Pubblicato il 30 Giugno 2012 15:29 | Ultimo aggiornamento: 30 Giugno 2012 15:29

ROMA – Ora bisognerà aspettare lunedì e la riapertura dei mercati, ma con i risultati visti venerdì il bagno di sangue è scongiurato. Lo spread è sceso a quota 420. Giovedì aveva chiuso a 465. Piazza Affari ha affrontato venerdì una giornata finalmente positiva, sono bastate le parole di Mario Monti per farla chiudere a +6,6%.

E’ il primo bilancio sui mercati del vertice europeo che ha portato a un accordo su un punto molto caro all’Italia: lo scudo antispread. Questo tema, insieme alla ricapitalizzazione diretta delle banche, dà ai Paesi mediterranei una speranza in più contro il rigore nordico. Una vittoria notevole per Italia e Spagna (che dal fondo salva-Stati deve ricevere soldi fino a 100 miliardi per le proprie banche) che avevano trovato più di recente l’appoggio del presidente socialista francese François Hollande. L’Europa riceve anche l’ok di Barack Obama che da Washington “accoglie favorevolmente” gli sforzi fatti a Bruxelles.

Sì, dunque, allo scudo europeo. Ovvero quel meccanismo che permette al Fondo salva-Stati, tramite la Bce, di comprare sul mercato secondario (dalle banche) i titoli di Stato dei Paesi in difficoltà. Ovvero quelli sotto l’attacco dei mercati e quindi con gli spread più alti. Ora sarà compito dei leader europei trattare per decidere quale sia la soglia d’allarme: l’Italia aveva proposto 250 punti base tra Btp e Bund tedeschi. La Germania punta a un numero più alto. Mario Monti ha voluto rassicurare i colleghi europei e i mercati: l’Italia al momento non ha intenzione di approfittare dello scudo. Se mai “in futuro, qualora serva come forma di incoraggiamento per l’economia, non escludo che l’Italia possa chiederlo. Ma non adesso”.

Altro punto importante per il nostro Paese: ”Non c’è la troika nelle procedure previste per Esm e Efsf e quindi non c’è quella pesantezza di precarietà e cessione di sovranità: ci sarà l’applicazione di un memorandum di intesa”. Tradotto significa che, nel caso intervenisse lo scudo antispread, non è previsto l’arrivo a Roma o a Madrid degli ispettori Bce, Fmi e Ue. Tutto rimarrà sotto il controllo dei governi nazionali senza, quindi, la perdita di sovranità cui faceva cenno Monti. Rimane, puntualizza Merkel, il controllo da parte della Commissione Ue e della Banca centrale. La Spagna, o chi in futuro si troverà nelle condizioni di Madrid, ottiene la ricapitalizzazione diretta delle banche. Si sta trattando su questo punto, per ora è un’apertura su un argomento ritenuto assoluto tabù fino a poco fa. Madrid ha ottenuto da poco il via libera degli aiuti europei, fino a 100 miliardi. Le servono per dare ossigeno alle sue banche, in rosso. Ma i soldi la Ue, con le regole attuali, li dà al governo spagnolo, non alle banche. In questo modo ha più garanzie ma è anche vero che così aggrava ulteriormente il debito pubblico spagnolo. Ecco perché i mercati, dopo i 100 miliardi annunciati, hanno reagito male portando il Borsa di Madrid (e quella di Milano, considerata debole quasi al pari della Spagna) in territorio negativo.

Il premier spagnolo Rajoy già canta vittoria dicendo che per vedersi ricapitalizzate le banche non verranno prese in considerazione (dalla Ue) “condizioni macroeconomiche”. E quindi parametri come debito, Pil, deficit. Ma il presidente della Bce non è dello stesso avviso: verranno prese in considerazione “strette condizioni”. Sull’argomento si tratterà ancora e comunque la ricapitalizzazione diretta arriverà solo quando entrerà in funzione il nuovo fondo salva-Stati, l’Esm, quindi a luglio.

E Angela Merkel? Merkel ha scelto di pagare (poco) adesso piuttosto che pagare (molto) più avanti con l’aggravarsi della crisi. Cede su scudo e ricapitalizzazione delle banche. In compenso gli odiati Eurobond si allontanano definitivamente. Sottolinea, forse a denti stretti, il successo del vertice. L’annuncio che le è costato di più è probabilmente questo: “A verificare le condizioni a cui sono sottoposti lo scudo anti-spread e le ricapitalizzazioni bancarie non sarà l’intera ‘troika’ (Ue-Bce-Fmi) ma soltanto la Commissione e la Banca centrale europea”. Solo poche ore prima aveva affermato il contrario. Merkel ottiene anche un’apertura sulla Tobin Tax, la tassa sulle transazioni finanziarie, che, a sentire il presidente francese Hollande, ”sarà definita” e messa in atto in regime di ”cooperazione rafforzata entro fine anno”. Nel tardo pomeriggio si toglie qualche sassolino e davanti al suo parlamento dice: ”C’è stato un equivoco nella comunicazione”, ha detto a proposito dello scudo antispread. Non si accede ai fondi dell’Efsf, ha spiegato, per gli interventi sul mercato secondario senza rispettare le condizioni.

Il vertice, complessivamente, porta dei vantaggi per l’Italia. Monti in conferenza stampa si toglie anche la soddisfazione di rispondere al presidente di Confindustria Giorgio Squinzi che giovedì, proprio alla vigilia del vertice, aveva dato giudizi allarmanti sull’economia. Addirittura parlando di “abisso Pil”. Sulla definizione di ”abisso” usata dal presidente di Confindustria, ha detto Monti, ”mi sto imponendo una moderazione interpretativa: faccio solo presente che in una rara devianza dalle cose che ha affermato in queste settimane si è detto sicuro che avrei convinto la cancelliera Merkel perché conosco il tedesco”, anche se io ”non conosco il tedesco”. Conferma il pareggio di bilancio nel 2013, altro punto contestato da Squinzi: ”Alcuni Paesi hanno negli ultimi tempi deciso di ritardare il raggiungimento del pareggio del bilancio mentre l’Italia, rispetto alla situazione di agosto scorso, ha deciso di anticipare di una anno, al 2013, e non abbiamo spostato gli obiettivi”. Conferma una situazione economica “pesante”: “Non ho mai pensato che si potesse trasformare in leggera in pochi mesi”.

Monti smentisce anche la necessità di nuove manovre: ”Come ho detto molte volte, non ritengo necessarie manovra aggiuntive”. Infine, un ultimo affondo interno: niente elezioni anticipate. ”Non abbiamo mai preventivato di agire su un orizzonte più breve di quello che si conclude con le elezioni della primavera prossima”.