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Mozione di sfiducia a Cosentino, la Camera voterà il 21 luglio. Maggioranza contro Fini

Nicola Cosentino

Su quante armate può contare Fini? Pochi uomini d’accordo, ma intanto ha appena lanciato un siluro alla sua maggioranza, mettendo in calendario il 21 luglio, la mozione di sfiducia nei confronti di quel Nicola Cosentino che rischia sempre più di fare la fine di Brancher. Il Pdl è basito e infuriato: Fini sembra avallare le richieste dell’opposizione, in altri tempi sarebbe stata giudicata intelligenza con il nemico. Per la quale c’era solo la fucilazione. Comunque, pur disponendo di un esiguo drappello di fedelissimi in Parlamento, Fini non esita ad utilizzare le prerogative di Presidente della Camera. Che pesano, eccome.

Il braccio di ferro con Berlusconi si gioca stavolta sul piano istituzionale. Il messaggio è chiaro: o Cosentino se ne va o sarà il Parlamento a mandarlo via. Anche se l’esito del pronunciamento alla Camera non è affatto scontato, non è il massimo vedere un sottosegretario alla sbarra di fronte ai deputati. Ne va del prestigio del Governo, smentisce la linea Berlusconi (“spazzatura dei giornali”), sancisce la frattura all’interno della maggioranza e soprattutto prepara una conta che può diventare drammatica.

Tra una settimana la Camera dunque esaminerà la mozione di sfiducia nei confronti del sottosegretario all’Economia Nicola Cosentino (Pdl) presentata da Pd, Idv e Udc. In calendario è prevista tra mercoledì sera e il giovedì mattina della prossima settimana, e comunque dopo la discussione sul decreto legge di proroga delle missioni militari all’estero.

Con questa decisione il presidente della Camera Fini si mette apertamente contro la maggioranza: Pdl e Lega erano infatti compatte nel chiedere che la mozione non venisse esaminata a luglio.  Dura la reazione: ”La decisione di Fini è grave perchè contrasta con la maggioranza del Parlamento”, ha detto il capogruppo della Lega Marco Reguzzoni, mentre Fabrizio Cicchitto ha manifestato ”netto dissenso sulla calendarizzazione”. L’Udc, con Pier Ferdinando Casini, ha già fatto sapere che voterà per la sfiducia. Il caso Cosentino ha già aperto una polemica all’interno della maggioranza. I finiani sono per le dimissioni, e ieri Italo Bocchino aveva annunciato di “valutare” la mozione contro il sottosegretario.

Fini evidentemente si aspettava le polemiche da parte del suo partito, non a caso la presidenza della Camera non fa in tempo ad annunciare la calendarizzazione del provvedimento che subito viene affidata al portavoce di Fini una difesa piccata che merita di essere letta: ”Fino a quando il regolamento attribuirà al presidente della Camera l’esercizio esclusivo di decidere la calendarizzazione di un provvedimento in assenza di accordo tra i gruppi, Gianfranco Fini continuerà ad assumersi la responsabilità di calendarizzare i provvedimenti in assoluta libertà di coscienza e come previsto dal regolamento della Camera”.

Sul caso Cosentino anche nella Lega il fronte non è così compatto. Il ministro dell’Interno Maroni non chiede le dimissioni. Più cautamente ritiene però che il singolo politico deve valutare il da farsi, qualora la sua vicenda influisca negativamente sul partito e sul governo. Finora Berlusconi ha sempre difeso Cosentino, anche se Palazzo Chigi smentisce le voci circolate ieri secondo cui il premier avrebbe detto che un voto difforme dalla maggioranza sul caso Cosentino significherebbe essere fuori dal partito.

La richiesta di calendarizzare al più presto la mozione di sfiducia su Cosentino era stata avanzata dall’opposizione, ma Pdl e Lega erano contrarie. In mancanza di un accordo la decisione finale è toccata, come prevede in questi casi il regolamento di Montecitorio, al presidente della Camera Fini.

Essendo prevista la sfiducia diretta solo per i ministri e non per un sottosegretario, il testo che andrà in Aula inviterà Cosentino a dare le dimissioni e il Governo a ritirargli le deleghe. E’ stata invece rinviata a settembre la discussione dell’altra mozione, quella riguardante il sottosegretario alla Giustizia, Giacomo Caliendo, ”a meno che non si sia già dimesso prima”, ha spiegato il capogruppo del Pd Dario Franceschini aggiungendo che sulla mozione Cosentino ”non ci sarà diretta Tv”.

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