Abolire le Province, tutti lo dicono ma nessuno lo fa. Portano voti

Pubblicato il 21 Novembre 2012 11:30 | Ultimo aggiornamento: 21 Novembre 2012 11:32
Il ministro della Pubblica Amministrazione Filippo Patroni Griffi (Foto Lapresse)

Il ministro della Pubblica Amministrazione Filippo Patroni Griffi (Foto Lapresse)

ROMA – Abolire le Province: se ne parla da anni, nell’ultima campagna elettorale del 2008 sia Silvio Berlusconi sia Walter Veltroni misero il taglio nel loro programma. Solo che abolirle davvero farebbe perdere voti, visto che portano posti di lavoro. Venti giorni fa il governo tecnico di Mario Monti ha approvato un decreto legge che cancella 35 Province su 86. 

Il decreto ha due mesi di tempo per essere convertito in legge, passando per l’approvazione di Camera e Senato, sia in Commissione sia in Aula. Considerato il ponte di fine anno, tra Natale e Capodanno, il decreto va quindi convertito prima di Natale. In caso contrario scadrà e le Province resteranno 86.

Il problema è che al momento la discussione è ferma in Commissione Affari Costituzionali al Senato. La scelta di tagliare anziché abolire le Province, accorpandone diverse tra loro, ha scatenato tutti i possibili campanilismi. Il 20 novembre l’ennesimo rinvio, dopo lo scontro tra il ministro della Pubblica Amministrazione, Filippo Patroni Griffi e i capigruppo dei partiti.

La Lega è contraria, soprattutto allo scioglimento anticipato delle giunte. Il Pd chiede alcune modifiche. Il Pdl non ci sta, tanto da aver presentato una pregiudiziale di costituzionalità, sostenendo che il decreto violi la Costituzione. Il documento dev’essere votato, ma se venisse approvato dal Senato il decreto verrebbe definitivamente abbandonato.

E proprio il 21 novembre è arrivata l’annuncio del Tar del Lazio di decidere sulla costituzionalità delle norme di riordino delle Province prima delle elezioni politiche. La decisione è stata presa dopo un ricorso della provincia di Avellino. Chiamato per la prima volta a pronunciarsi sul decreto di riordino delle province, il Tar si è riservato di decidere dopo la conversione in legge del decreto.

Su richiesta del legale della provincia di Avellino che ha proposto il ricorso, il Tar, tuttavia, ha assicurato che si pronuncerà prima della data delle elezioni politiche, valutando eventuali profili di incostituzionalità della legge di riordino per affidarne l’esame alla Corte Costituzionale.

La Provincia di Avellino contesta la costituzionalità delle nuove norme e la designazione di Benevento quale capoluogo della nuova Provincia, nonostante la stessa provincia di Benevento sia stata soppressa non avendo i requisiti previsti per la sua sopravvivenza.

Intanto le proteste fioccano. Da Monza a Isernia, da Prato ad Avellino sono molti i Comuni che non vogliono perdere la propria indipendenza (con tutto quello che comporta in termini di fondi). Sono in arrivo molti emendamenti, tra cui quelli che chiedono di lasciare in carica le giunte fino alla naturale scadenza, in alcuni casi prevista nel 2016. O quello dell’ex ministro Altero Matteoli per lasciare Prato e Pistoia fuori dalla città metropolitana di Firenze. Intanto pare che tutti, favorevoli a parole, nei fatti si dimostrino contrari.