Ru486, il ministero avverte le Regioni: responsabili sulle linee guida

Pubblicato il 13 luglio 2010 20:05 | Ultimo aggiornamento: 13 luglio 2010 20:05

Chi sbaglia, si assume la propria responsabilità. È questo il monito del governo alle Regionile indicazioni delle sulle linee guida sull’uso della pillola abortiva RU486, presentate lo scorso 25 giugno e ora inviate alle Regioni, che prevedono il ricovero fino ”all’espulsione del materiale abortivo” e la firma del consenso informato prima della procedura.

L’avvertimento è arrivato per bocca del sottosegretario alla Salute, Eugenia Roccella, secondo cui anche se le direttive non sono vincolanti per le Regioni bisogna tenere conto del parere dato dall’allora ministro della Salute Sacconi all’Unione Europea.

”Il parere del ministro – ha affermato Roccella – era che il farmaco venisse riconosciuto solo prevedendo il ricovero delle pazienti per tutta la procedura. Se sul lungo periodo si vedrà che questo criterio non è applicato il governo ne dovrà tenere conto. Noi ci siamo presi la nostra responsabilità emanando le linee guida – ha concluso Roccella – le Regioni si assumeranno la loro”.

Ecco in punti le linee guida.

CRITERI PER LA SOMMINISTRAZIONE: i criteri si dividono in clinici e non clinici. Dei primi fanno parte problemi psicologici o difficoltà a raggiungere la cavità uterina ed eventuali controindicazioni mediche come allergie o altre malattie. Fra i criteri non clinici invece il principale è che la donna ‘abbia chiaramente compreso il percorso e la possibilita’ che vi aderisca compiutamente’. Per le donne straniere si deve accertare l’avvenuta comprensione linguistica della procedura e dei sintomi, mentre per le minorenni l’Ivg farmacologica è sconsigliata, e ammessa solo con il consenso dei genitori.

SCONSIGLIATA LA DIMISSIONE VOLONTARIA: secondo le linee guida ‘Nell’informazione utile al consenso deve essere fornita in modo chiaro che l’aborto farmacologico potrà essere effettuato solo in regime di ricovero ordinario, nella maggior parte della durata di tre giorni, fino cioe’ all’espulsione del materiale abortivo. E’ infatti fortemente sconsigliata la dimissione volontaria contro il parere dei medici prima del completamento di tutta la procedura’.

I PARERI DEL CSS E LA LETTERA DEL MINISTRO: le linee guida si basano su un ‘doppio binario’, come l’ha definito il sottosegretario Roccella. Da una parte ci sono tre pareri del Consiglio Superiore di Sanità che ha deliberato che ‘al fine di garantire il rispetto della legge 194 il percorso dell’Ivg medica deve avvenire in regime di ricovero ordinario fino alla verifica della completa espulsione del prodotto del concepimento’. Il parere è stato ripreso dall’allora ministro della Salute Maurizio Sacconi nella sua comunicazione alla Commissione Europea, in cui affermava che il mutuo riconoscimento della Ru486 era condizionato al fatto che ‘l’intera procedura abortiva, e fino all’accertamento dell’avvenuta espulsione dell’embrione, deve essere effettuata in regime di ricovero ordinario’.