Abruzzo: Donato Di Matteo, uscito dalla giunta Pd, trova il suo ufficio in Regione chiuso a chiave

di Redazione Blitz
Pubblicato il 27 aprile 2018 14:29 | Ultimo aggiornamento: 27 aprile 2018 14:29
Abruzzo: Donato Di Matteo, uscito dalla giunta Pd, trova il suo ufficio in Regione chiuso a chiave

Abruzzo: Donato Di Matteo, uscito dalla giunta Pd, trova il suo ufficio in Regione chiuso a chiave

ROMA – Ex assessore arriva nella sede del Consiglio regionale d’Abruzzo e trova il suo ufficio chiuso a chiave. E’ accaduto questa mattina a Pescara dove Donato Di Matteo, dimissionario componente della Giunta di centrosinistra guidata da Luciano D’Alfonso, ha minacciato di chiamare i carabinieri. A quel punto un collaboratore della segreteria del governatore ha riaperto gli uffici, consentendo a Di Matteo, ora consigliere regionale, di liberare i locali e traslocare.

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“Questa brutta sorpresa rasenta il reato di sequestro di atti personali. Mi hanno riferito – racconta l’ex assessore – che il presidente è venuto personalmente a prendere le chiavi, chiudendo le stanze del mio ufficio. Va detto che qualche giorno fa avevo concordato che questa sera avrei liberato gli uffici, lasciando i locali del quarto piano per spostarmi al quinto”.

Di Matteo, che a febbraio era uscito dal Pd lamentando “un’assenza di collegialità delle scelte politiche”, si era dimesso il 13 marzo scorso, insieme al collega di Giunta Andrea Gerosolimo; entrambi, dopo l’analisi del voto alle politiche, in considerazione della perdita di “fiducia da parte di 180 mila abruzzesi”, chiedevano al governatore, eletto senatore con il Pd, di azzerare la Giunta.

“Quanto accaduto questa mattina è grave. Sono stato sfrattato dal proprietario della Regione Abruzzo, lui ha concepito questo ente come sua proprietà. Da domani continuerò a fare quello che ho fatto fino a oggi per quattro anni e lavorerò affinché nel centrosinistra si avvii una fase diversa, spero che D’Alfonso capisca di doversi mettere da parte. Il mio prossimo atto – conclude Di Matteo – sarà votare la decadenza di D’Alfonso che non può giocare con le istituzioni. Non doveva candidarsi al Senato perché era presidente della Regione. Ha voluto fare questo e adesso deve scegliere se fare il senatore o il presidente della Giunta regionale”.

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