Gli abusi dei ristoranti di Roma. L’intervista della Presidente ai Parioli: “Non so, non c’ero, chi io?”

di Lucio Fero
Pubblicato il 20 Maggio 2011 17:01 | Ultimo aggiornamento: 20 Maggio 2011 17:01

ROMA-L’intervista pubblicata nelle cronache romane del Corriere della Sera riguarda una pagina, anzi un volume di pagine della vita pubblica e quotidiana della città capitale. Ma leggerla è contemplare la foto illustrata di qualcosa che va oltre Roma, è la performance grandiosa, il perfetto identikit del ceto dirigente irresponsabile e astuto e poco importa davvero che la protagonista sia una esponente della destra politica, l’involuzione da ceto dirigento a ceto accomodante non conosce confini di partito e schieramento. Prima di leggerla un passo indietro, per romani e non romani. A Roma c’è un quartiere, si chiama Parioli, quartiere ricco, quartiere “bene”. E in mezzo al quartiere Parioli c’è Viale Parioli. E ovunque su Viale Parioli ci sono ristoranti e bar che da anni si sono presi pezzi, anzi interi marciapiedi per metterci tettoie, tavolini, gazebo. Insomma si sono allargati per fare affari, allargati sul suolo pubblico fino a praticamente cancellarlo il suolo pubblico. Va avanti da anni, qualche giorno fa un esponente de La Destra di Francesco Storace ha denunciato tutti i ciechi, i sordi e i muti. I ciechi che non vedono tettoie e tavolini e neanche gli esposti dei cittadini, i sordi alle proteste e alle ispezioni, i muti del Secondo Municipio e del Comune di Roma e anche dei Vigili Urbani. Ecco l’intervista del Corriere della Sera a Sara De Angelis, presidente del secondo Municipio della capitale, capitale dei furbi.

Ci sono abusi edilizi dei ristoratori. Andrebbero rimossi, agirete?

“Prima di tutto mi lasci dire: ho appena inviato una lettera all’assessore Bordoni per chiedere la rimozione di bancarelle a Piazzale Flaminio. Ne va della sicurezza e del decoro municipale”. E qui la De Angelis mette in campo la prima tecnica del buon amministratore, il dribbling, lo svicolo: le chiedi di Viale Parioli e lei “prima di tutto” parla d’altro.

Perché non ha mai rimosso la veranda abusiva di Celestina? (Celestina è un ristorante appunto su Viale Parioli).

“Prima di tutto mi lasci fare un po’ di cronistoria. Fu il mio predecessore Bottini a nominare un gruppo di lavoro per verificare…L’amministrazione Veltroni voleva fare un parcheggio seminterrato su Viale Parioli”. Seconda regola del buon amministratore: io non c’ero, caso mai è colpa degli altri e se ti dicono “veranda” tu rispondi “parcheggio”.

Ma Celestina? (A Roma lo conoscono tutti).

“Ecco ho qui tutte le determinazioni dirigenziali per le rimozioni, ma mi deve dare il numero civico esatto…”. Terza regola, fare lo gnorri, stupirsi dell’evidenza.

Celestina, in fondo a Viale Parioli.

“Ecco, l’ho trovata. E’ del 5 maggio scorso. Il Municipio avvisa la Numeros Decem (società proprietaria del ristorante) che se entro 60 giorni non farà ricorso provvederemo”. Quarta regola, assicurare che, in perfetta regola, nnon si farà nulla.

Se Celestina non ricorre, demolite. E gli altri illeciti?

“Non so, dipende. Se loro faranno ricorso…Queste pedane sono storiche. Ci mangiavano i nostri nonni. Mica sono state autorizzate dal centro destra”. Quinta regola: buttarla sulla famiglia, sono abusi e privilegi di famiglia e quindi…

Sesta regola, buttarla, come si dice a Roma, “in caciara”, insomma far confusione: “Mica ci sono solo gli abusi di Viale Parioli. Sapete quanti altri ce ne sono?”.

Quante demolizioni avete fatto?

“Dovrei chiedere agli uffici”. Ma non ha nulla da chiedere: la risposta a tutti nota è nessuma. Ma la settima regola comanda di negare l’evidenza.

Ottava regola: scaricare: “Diedi solo un parere, ma poi ci fu un’autorizzazione firmata dal comandante Sozi (vigili urbani)”.

Nona regola: la demolizione, dell’avversario: “Il consigliere de La Destra di Storace, Massimo Inches. Uno che da vigile ha accumulato una valanga di provvedimenti disciplinari”.

Decima regola, l’indignazione: “Si getta fango sulla mia persona. Stiamo parlando di un consigliere esperto che in passato è stato assessore”. Si stava parlando di Andrea Signorini nominato dalla De Angelis consigliere al traffico nonostante o anche perchè è il compagno della De Angelis.

Era titolare di un bar a Largo Somalia e fu nominato assessore al Commercio. Non c’era conflitto di interessi?

“Non vedo conflitti, semmai ha esperienza in materia. E poi la delega all’occupazione di suolo pubblico l’ho conservata io”.

Eccolo in una sola intervista il decalogo del nuovo ceto dirigente. Poteva dire la De Angelis: niente demolizioni perché siamo dalla parte di commercianti e ristoratori che ci votano. Si sarebbe assunta una responsabilità. Troppo per una presidente troppo astuta.