Aeroporti, l’Enac denuncia: “Senza investimenti la rete rischia il collasso”

Pubblicato il 20 maggio 2010 17:39 | Ultimo aggiornamento: 20 maggio 2010 18:34

La rete di aeroporti italiani rischia il collasso di fronte alla crescita del traffico passeggeri dei prossimi anni. Il nodo da sciogliere è lo sblocco dell’aumento delle tariffe per consentire ai gestori aeroportuali di avviare gli investimenti. L’Enac lancia un nuovo monito, ribadito in primis da AdR (Roma Fiumicino e Ciampino) e Sea (Milano Linate e Malpensa), pronti con i rispettivi piani. E il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli, assicura lo sblocco “a ore o a giorni”.

Con stime al 2015 di 160 milioni di passeggeri e quasi 200 milioni nel 2020, l’urgenza di investimenti è stata sollecitata nella presentazione al Parlamento del Rapporto 2009 dell’Ente nazionale aviazione civile (Enac). “Annus horribilis (in Italia poco più di 130 milioni di passeggeri, -2,3%) per le maggiori compagnie europee che hanno chiuso bilanci in rosso”, ha spiegato il presidente dell’Enac Vito Riggio. “Anche la nuova Alitalia non è andata bene, ma la perdita è stata contenuta, la sua condizione era diversa ed era previsto dal piano”. “Contro i segnali di ripresa registrati nei primi tre mesi di quest’anno si è messa la nube” del vulcano islandese “che però non ha inciso sull’offerta”, ha osservato il direttore generale dell’Enac Alessio Quaranta.

In Italia, ha ricordato Riggio, ci sono 47 scali commerciali “più che sufficienti”, e nel piano nazionale degli aeroporti che dovrà essere fatto dal governo si dovranno individuare quelli strategici e quelli di rilevanza regionale, per i quali gli enti locali possono avere la gestione provvedendo agli investimenti. “Parlare di aumento di tariffe in questo momento non è positivo per gli utenti, ma sono bloccate da 7 anni e gli investimenti ne hanno risentito”, ha detto Riggio, ricordando che l’aumento da uno a tre euro (a seconda del volume di traffico dello scalo) è stato deciso dal Cipe ma la delibera è bloccata da novembre. Palla subito raccolta dal presidente di Assaeroporti e di Aeroporti di Roma, Fabrizio Palenzona: “Un muro burocratico blocca il provvedimento ed è di una gravità stratosferica. Non é colpa del governo, che con il decreto Milleproroghe e la Finanziaria ha condiviso le nostre tesi, né del Parlamento, ma di qualche basso potere e della volontà egemone di qualcuno. Non è un problema di finanza pubblica”, ha rilevato Palenzona, spiegando che Adr e Sea hanno presentato piani di sviluppo (per 5 miliardi entro il 2020 e quasi 14 miliardi entro il 2040, con la prospettiva di garantire oltre 150.000 nuovi posti di lavoro nei prossimi dieci anni), e che “c’é la voglia di fare cose serie. Serve, dunque, un chiarimento nel Governo”.

Matteoli ha confermato che “Governo e Parlamento hanno fatto un atto di coraggio decidendo l’aumento delle tariffe in un momento di crisi. Anche per l’opposizione è necessario adeguare gli aeroporti alla crescita. Non vorrei che ci trovassimo al 2020 con questi problemi”. Infatti, senza sviluppo, la partita della competitività per l’Italia “é persa”, ha detto Riggio. “Per anni gli investimenti sono stati in autofinanziamento – ha concluso il presidente di Sea, Giuseppe Bonomi – Ora occorre denaro da raccogliere sul mercato e un piano di regole certe per l’adeguamento di tariffe alla media europea”.