Aida a Verona. Massimo Bray, ministro cultura snobba Verdi e Arena, criticato

Pubblicato il 17 Giugno 2013 5:17 | Ultimo aggiornamento: 17 Giugno 2013 0:58
Aida a Verona. Massimo Bray, ministro cultura snobba Verdi e Arena, criticato

Massimo Bray: snobbata prima della Aida a Verona

Avere mancato la inaugurazione del Festival del bicentenario di Giuseppe Verdi con la prima della Aida alla Arena di Verona non è stata una mossa azzeccata da parte del ministro dei Beni culturali Massimo Bray.

Un ministro che non manca alla Fiera del libro di Torino, fatto tipicamente italiano, non poteva mancare un evento di rilievo internazionale. Giuseppe Verdi rappresenta l’Italia molto meglio di Berlusconi e anche di tutti i politici, Governo incluso.

A Verona non ci vanno solo gli italiani, ancor più che alla Scala sull’Arena converge un pubblico internazionale di gamma alta.

Non esserci per il ministro Bray, è stata una scelta dal valore simbolico molto forte e purtroppo di segno negativo.

La gaffe è sottolineata, forse con eccessiva virulenza ma con alcuni buoni argomenti, da Camillo Langone su Libero:

“Massimo Bray di giustificazioni alla sua assenza non ne aveva, essendo leccese da 54 anni e ministro dei Beni culturali da un mese e mezzo. Non ho capito bene a quale titolo (titolo D’Alema? Titolo Amato? Titolo Taranta?), ma se il Collegio Romano un giorno fu guidato da una Giovanna Melandri perché mai oggi non potrebbe essere nelle mani di un Massimo Bray? In fondo è bello che ci sia una speranza per tutti”.

“Nell’anfiteatro veronese lo aspettavano in tanti, il ministro pugliese”.

Alla Arena di Verona, che nel 2013 festeggia a sua volta un secolo di vita come teatro lirico, Mssimo Bray era atteso dagli appassionati della lirica, dal sovrintendente Girondini, dal sindaco di Verona Flavio Tosi, questi ultimi

“entrambi con ansia perché la crisi sta mettendo in ginocchio le fondazioni lirico-sinfoniche, un settore strategico per la produzione culturale nazionale, molto apprezzato anche oltre confine. Forse erano un tantino troppo speranzosi”.

Qui la prosa di Camillo Langone si fa greve:

“Cosa mai potrà fare per la produzione culturale nazionale questo intellettuale della Magna Grecia più ideologica e fumosa? Bray sul suo sito si esprime nel più puro e quindi sgangherato vendolese, scrivendo: «La Cultura diviene elemento fondante della necessità di ricostruire il nostro Paese». A dire il vero una scusa per bigiare (o nargiare, in dialetto salentino) l’Arena ce l’aveva: il giorno dopo avrebbe dovuto partecipare a una riunione del consiglio dei ministri. Peccato che non regga.

“Il consiglio dei ministri si è tenuto nel pomeriggio e Verona non è in Mato Grosso: c’era tutto il tempo, in mattinata, per prendere un aereo o perfino un treno e arrivare a Palazzo Chigi in perfetto orario. Ammesso e non concesso che la riunione servisse a qualcosa e che la presenza del ministro fosse imprescindibile.

“Capisco che Bray preferisca la pizzica, sia per motivi geografici che di potere (presiede il consiglio di amministrazione della Fondazione Notte della Taranta che organizza il festival dedicato alla musica salentina), ma si ricordi che non è stato nominato ministro della cultura della Regione Puglia bensì della Nazione Italia. Andare all’Arena, a fare quantomeno atto di presenza, a dare se non altro una dimostrazione di esistenza in vita, gli tocca. E che non provi a lamentarsi: Verona è una città bellissima, ci si mangia bene, ci si beve meglio e al calar della sera l’anfiteatro è, di per sé, uno spettacolo senza confronto al mondo”.