Alberto Bonisoli, bocconiano direttore della Naba, ministro dei Beni culturali e del turismo

di redazione Blitz
Pubblicato il 1 giugno 2018 14:03 | Ultimo aggiornamento: 1 giugno 2018 14:03
Alberto Bonisoli, bocconiano direttore della Naba, ministro dei Beni culturali e del turismo

Alberto Bonisoli, bocconiano direttore della Naba, ministro dei Beni culturali e del turismo (Foto Ansa)

ROMA  –  Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti non è l’unico bocconiano del governo Conte M5s-Lega. Anche Alberto Bonisoli, [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,-Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] ministro dei Beni culturali e del turismo, si è laureato al celebre ateneo milanese.

Classe 1961, il ministro che succederà a Dario Franceschini nella tutela, la gestione e la promozione del patrimonio culturale italiano, ma anche delle politiche per il turismo (il ministero che M5S avrebbe voluto scorporare) è attualmente a capo della Nuova Accademia di Belle Arti di Milano (Naba), istituzione privata presente in 80 Paesi che dal 1980 si occupa in Italia di moda, grafica e design, e presidente della rete delle Scuole di Moda. Sposato e padre di due figlie, ha detto nelle scorse settimane di avvertire l’incarico di ministro “come una sfida complessa che affronto mettendo a servizio le mie competenze e mettendo in gioco quello che sono”.

A lungo professore di Innovation Management alla Bocconi, Bonisoli non sembra essersi mai occupato in particolare di patrimonio culturale, interessato piuttosto ai temi della formazione e dell’insegnamento, sua dichiarata “passione”, per i quali vanta collaborazioni nazionali ed internazionali, in particolare con l’Unione Europea e il Miur.

Un profilo manageriale, orientato in particolare sulle tematiche della innovazione dello sviluppo, aperto ad una collaborazione tra “le capacità del pubblico e le potenzialità del privato”.

Già nelle scorse settimane, dopo la sua designazione in campagna elettorale della squadra di governo Cinque Stelle, ha però anticipato alcune delle sue priorità. Tra queste “portare gli investimenti per il patrimonio culturale almeno all’1 per cento del pil, se non oltre” attraverso azioni per “la tutela, la digitalizzazione del patrimonio e cultura diffusa sul territorio, in particolare nelle periferie”.

Per il turismo, “cenerentola nei passati governi” pensa ad una “promozione più forte all’estero” e ad un maggiore “coordinamento centrale”, puntando “sul turismo di qualità”, ma anche sulla “accoglienza degli studenti stranieri, che poi tornando in patria sono i nostri migliori ambasciatori”. Cultura e turismo, dice, “Saranno in futuro i principali datori di lavoro, per questo bisogna puntare sulla formazione e valorizzare in particolare l’alta formazione artistico musicale”.

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