Tedesco: “Arrestatemi, il Senato non mi può salvare”

Pubblicato il 25 Marzo 2011 13:04 | Ultimo aggiornamento: 25 Marzo 2011 13:16

Alberto Tedesco (Foto La Presse)

ROMA – ”Non posso accettare che la magistratura chieda il mio arresto e che il Senato mi salvi. Per questo quando il provvedimento giungerà in aula inviterò l’assemblea ad autorizzare il carcere”. Commenta così il senatore Pd Alberto Tedesco – intervistato da Panorama – la richiesta di misura cautelare, presentata in Parlamento dal tribunale di Bari. Tedesco, ex assessore alla Sanità in Puglia, è indagato nell’inchiesta che riguarda la sanità pugliese.

“Voglio camminare a testa alta – dice Tedesco – e voglio che la mia famiglia cammini a testa alta”.”Non potrei camminare tra la gente che dice ‘è stato salvato dal Senato'”. E Tedesco continua: “La mia innocenza è totale e la voglio dimostrare. Le indagini stanno andando stranamente in un modo molto lento”. “A me – ribadisce Tedesco – interessa la gente. Temevo che la gente potesse ricredersi sul mio conto. Invece non è così e non voglio incrinare questa credibilità”.

Nell’intervista, contenuta nel numero del settimanale in edicola sabato, l’ex assessore alla Sanità pugliese parla della sua vicenda giudiziaria e attacca il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola. ”Un uomo – dice – privo di sentimenti. Con lui, sino a quando gli sono stato utile elettoralmente, ho avuto ottimi rapporti. Anche quando ero indagato. Dal giorno dopo le elezioni del 2010 mi ha accuratamente ignorato”.

Il parlamentare non risparmia il sindaco di Bari, Michele Emiliano, che – si legge nell’anticipazione fornita da Panorama – si interessava delle nomine ”perché era preoccupato di mantenere gli equilibri all’interno del partito; ha sempre cercato di influenzare le politiche regionali e questo ha creato in quegli anni attrito anche con Vendola”. Il senatore punta infine il dito anche contro i compagni di partito Rosy Bindi e Francesco Boccia, che ”senza aver letto una carta, si sono scagliati con inaudita violenza contro di me”.