Alfano: “Berlusconi è in pericolo”. Secondo il ministro la magistratura dorme

Pubblicato il 21 Ottobre 2009 17:55 | Ultimo aggiornamento: 21 Ottobre 2009 18:18
Angiolino Alfano

Angelino Alfano

Angelino Alfano, ministro della Giustizia, sfida e sferza la magistratura: «Faccia il proprio dovere, indaghi, persegua e trovi chi inneggia all’odio e all’omicidio». Odio e incitamento all’omicidio sono, prosegue Alfano, «un reato penale». Reato che nelle parole del ministro la magistratura non rileva come dovrebbe. Al contrario, «c’è un grande tema di sicurezza che riguarda la persona del Presidente del Consiglio e io ho posto questa questione nel corso del Comitato nazionale per l’Ordine e la Sicurezza che si è svolto al Viminale».

L’atto del ministro è formale, traducendo in volgare il suo formale discorso, Alfano dichiara che la sicurezza di Berlusconi è in pericolo. La prova di questo pericolo corre sul web, sono le minacce e anche le chiacchiere in libertà su Facebook. In un gruppo sul social network più popolare che raccoglie 12 mila adesioni allo stupido grido di “Uccidiamo Berlusconi”, con commenti come «500 mila euro e mi offro come volontario». Una realtà, una grave realtà che la magistratura sottovaluta e trascura, tanto da obbligare il ministro a richiamarla al suo “dovere”.

Nello scenario denunciato da Alfano ci sono insomma potenziali e più che potenziali attentatori alla vita del premier che fanno le loro prove e si scambiano messaggi e incitamenti sul web e ci sono magistrati disattenti o pigri verso questo conclamato reato. Dunque, parola di ministro, Berlusconi rischia e la magistratura dorme. Un modo efficace, quello scelto da Alfano, per rendere più sereni i rapporti tra governo e magistrati. Legittima la preoccupazione del ministro ma, visto che è lui e non altri il titolare della Giustizia, se ha indizi fondati di fondati pericoli, perchè non denuncia con fatti, circostanze, nomi e cognomi?